mercoledì 31 ottobre 2012

I Temi di Halloween: Mauretto, la strega e l’armadio

Svolgimento

Non era facile crederci, neanche per una persona abituata a prendere per vere le cose che gli altri non avrebbero mai preso. Compresa una madre medium col dono di vedere il futuro attraverso i sogni e una nonna in grado di guarirsi da un piccolo tumore, solo pregando le piaghe di Cristo. Una cosa è riuscire a percepire l’energia che permea un luogo o quella emanata da un oggetto, il riuscire a sentire le emozioni trasmesse da alcuni corpi mummificati esposti nei musei, o ricevere avvertimenti dallo spirito di una ragazza morta cent’anni prima nel luogo dove hanno costruito casa tua; una cosa è avere una pazza che ti traffica con magia nera in giro per casa. 

Vanagloriosa come solo i veneziani possono essere, bugiarda al limite dell’irresponsabile, irresponsabile oltre i limiti del consentito e della legalità, testarda al di là di ogni possibile ragionamento e di recupero, vantava con tutti il suo conoscere certi rituali che le potevano portare denaro e fortuna, anche se per farlo doveva rubarli a chi le stava vicino; raccontava di come sapeva evocare poltergeist e piccoli demoni per usarli per tormentare chi le dava fastidio. 

Lei sapeva benissimo che ogni volta che si chiudeva in camera sua per operare io agivo in camera mia al contrario per arginare tutta quell’energia vischiosa e nera che portava in casa mia. Lo sapeva e le dava fastidio, nessuno è felice di vedere i propri sforzi vanificati almeno in parte da qualcun altro, ed era una guerra continua giocata sui piani sottili, lei con i suoi demoni ed io con le mie dee egiziane.

I Temi di Halloween: Zeta

Svolgimento

Sono in sei. Anzi no, forse in otto. Ci sono anche delle femmine. Le loro risate stridule mi spaccano i timpani. Li sento salire le scale furtivi e veloci. Piccoli passi leggeri. Ridono. Urlano. Li attendo, immobile. Nel lettore cd son pronti gli effetti terrorifici. L’accurata e attenta scelta è caduta sulla traccia 12; lupi ululanti con tuoni e pioggia scrosciante. Anche la 13 era interessante; lupi ululanti con grida di giovine vergine sacrificale. Manca la pioggia scrosciante però. Vada per la 12. E’ pronta. Metto pausa e attendo. Candele accese e porta socchiusa. Ombre sinistre si proiettano sulle spoglie pareti. Il trucco è perfetto. Succo di amarena spalmata a dovere sul volto livido. Manciata di citrosidina pronta da spararsi in bocca. Il cuore mi batte forte sotto la stretta nera camicia. Le voci urlanti e festose si avvicinano. Mi apposto al buio. Respiro lento e profondo. Eccoli…silenzio. Risa soffocate sull’uscio. Uno di loro esclama forte e fiero “dolcetto o scherzetto!” bussando forte con le mani inzaccherate la mia porta blindata in puro acero canadese. Maledetto! Preparati. Schiaccio play. Partono i lupi, tuoni e saette. I nani zuccherosi si placano, silenti. Il più ardito spinge la porta lasciata abilmente socchiusa.


martedì 30 ottobre 2012

Tema: Il colloquio

Svolgimento

Ore 09:35 di un qualsiasi mercoledì.
Mi presento puntuale, anche troppo. Ho un colloquio di lavoro alle 10:00 e per arrivare in orario ho puntato la sveglia alle 6:45.
Sono vestito in modo anonimo, niente particolari, nessuna identità.
Scarpe, mutande, calze scure, jeans, cintura, camicia, maglione, giubbotto, sciarpa.
Sono il signor Taldeitali, e mi viene anche un po’ da vomitare mentre suono al citofono.
Un portiere compare dal nulla, mi chiede con la faccia scura cosa voglio.
Ma dico, lo vedi come sono vestito, ti sembro un terrorista?! Ti sembro un serial killer?! Sono un altro stronzo che si presenta ad un altro colloquio di lavoro, quindi vedi di stare al tuo posto e dimmi in quale scala devo salire che questo condominio sembra un quadro di Escher.
Sulla porta d’ingresso c’è una scritta plastificata, com’è plastificato il sorriso di questo tizio che mi apre la porta.
 Alto due metri, la lingua di pezza, pochi capelli grassi, la pancia piena di birra, un alito da caffè appena preso.
È lo stesso che mi ha chiamato per telefono, insistendo a darmi del tu, ma chi ti conosce?! Ma chi sei?!
I miei passi si muovono all’unisono con i suoi, stiamo marciando verso il patibolo, a un tratto mi lascia in una sala break e mi dice di attendere lì mentre con un dito mi indica un distributore di caffè.


Tema : Perfectown


Sogni di case.Di crolli. Di Croci.
 Metastasi attive
 sui tessuti connettori.
ispezioni
su insalubri ambienti antropizzati.
Marchingegni isterici
delimitano porzioni di aree
a regola d'arte
finte come l'apocalisse.
La pupilla digitale
osserva e registra,
da ogni singolo,
minuscolo,
spigoloso pixel.
Tutti i fortini sono illuminati.
I pargoletti rimangono a casa.
Sigillati
per esser sicuri
di conservarsi bene.
Emanuele Calì

Sez. Attrici: l'attrice

Svolgimento 


Quell'attrice giovane che interpreta con garbo la ragazza figlia del contadino nel film italo-americano “Fried onion rings at crossroad”. Se sapessi come si chiama, il suo nome l'avrei scritto nel titolo.
Nessuno, forse pochissimi tra gli addetti ai lavori, ricorda il suo vero nome. Quello che usava era infatti solo un nome d'arte fìttizio, un appellativo vezzoso con cui amava farsi chiamare sul set, un nomignolo facile che, per un disguido tra tipografo e casa di produzione, purtroppo non figurò mai sulla locandina del film.
Di lei sappiamo che forse era siciliana, con una bella carnagione candida e capigliatura scura. Sono certo che in tanti la ricordano, sicura nei suoi movimenti, quando si cura del cavaliere crociato ferito al ginocchio, ribaltatosi in un fossato vicino casa mentre attraversava al galoppo un campo di grano occupato dal nemico. Quello stesso saraceno invasato che aveva assalito nottetempo la costa incustodita, e invaso le campagne della provincia più interna. Una roba impressionante, da girarci un film.

lunedì 29 ottobre 2012

Tema: L'importanza di essere bocciato

Svolgimento


Succede che a giugno il consiglio di classe si riunisce per decretare chi passa all'anno successivo e chi deve ripeterlo. Per decidere, i professori valutano il rendimento e il comportamento dell'alunno durante l'anno. Il voto di italiano, di latino, di matematica, di greco, se mandi messaggi, se comunichi con il tuo compagno della fila opposta per organizzare il sabato, se esci troppo spesso per fumare. Durante il consiglio di classe possono scoppiare liti. Il professore di matematica che si adira: << Ma lui non è venuto mai, sempre a dirmi “la prossima volta”. Per me è bocciato!>>. E di contro quella di inglese: <<Nella mia disciplina andava bene, sempre preparato. Mi sembra una decisione troppo radicale bocciarlo, e se poi si suicida?>>. Si alza quella di filosofia: << Non è poi così stupido da farlo. E poi io l'ho visto poco e niente, sempre fuori. Non ha nessun voto con me. Bocciato!>>. Dopo che i professori si sono lambiccati il cervello sul da farsi, decidono di bocciare l'alunno. La segreteria chiama a casa del bocciato avvertendo i genitori che ci sarà un colloquio con i docenti. I genitori, preoccupati ma con l'ascia di guerra nascosta, si recano a scuola per avere informazioni sulla chiamata ricevuta. Entrano e trovano il bidello che, capendo tutto, gli fa segno di salire e li accompagna con una marcia funebre di sottofondo. Finalmente trovano il professore che dà la notizia al genitore: << E' stata una scelta del consiglio di classe, nelle mie materie andava bene>>. Si “giustifica” guardando la madre che cambia espressione. Siete dei cretini, avete bocciato mio figlio ingiustamente.

Tema: Lullaby

Svolgimento

"Be still, be calm, be quiet now, my precious boy
Don't struggle like that or I will only love you more
For it's much too late to get away or turn on the light
The spiderman is having you for dinner tonight"
The Cure – Lullaby



Che cosa pensi di me?

Una voce che viene da lontano, in mezzo agli alberi in fondo, continua a ripetermelo, non capisco, dico, non so cosa pensare, e allora l’unica cosa che riesco a fare, quella che mi appare più sensata, è correre verso quella voce, non so neanche dove mi trovo eppure gli alberi, le rocce, il teschio di una capra in mezzo all'erba  sembra tutto così familiare, pure il buio, il vento, il freddo – lascialo entrare, mi dico, fai in modo che attraversi il tuo corpo, ma non funziona – ho già vissuto tutto questo, se solo ricordassi quando, e poi perché mi trovo qui, mi chiedo, ma la mia mente è troppo impegnata a rispondere ad altre domande, sento che vicino a me, in mezzo agli alberi c’è qualcuno che mi osserva, sento il suo respiro regolare, e intanto la voce continua a ripetere quell'orribile frase (che cosa pensi di me?) che entra ed esce dalla mia testa battendo mio cervello accondiscendente. E’ inutile, gli alberi sembrano sempre più lontani e ogni mio passo li rende più piccoli, bui, irraggiungibili per me, e quella voce, il bambino ormai mi è dentro, ripete la frase aspettandosi una risposta che non ho e allora continuo a dire che non so cosa pensare, cos'altro dire o fare, lo prego di andare via e adesso sento i miei piedi bagnati; l’acqua fuoriesce: dal terreno, dagli alberi, dai miei vestiti, dalle orbite vuote del teschio di capra, arriva alle mie ginocchia mentre il mondo intorno a me cambia faccia e dove prima c’erano alberi adesso ci sono le pareti azzurre di casa mia, con i quadri che raffigurano, mari di un altro colore.
Silenzio. Non riesco più a sentire il rumore delle foglie, il fischio del vento che si prepara al buio, nulla. La mia casa è diventata piscina, l’acqua è entrata ovunque e ha rovinato tutto, faccio qualche passo per immergermi, tutto è nero attorno a me, quasi non distinguo la sagoma rettangolare delle porte mentre nuotando mi dirigo verso la mia stanza, non riesco a poggiare i piedi, l’acqua è troppo alta; un’altra volta sento che qualcuno mi sta osservando, mi è vicino, forse è al fondo della piscina, sfioro qualcosa con i piedi, forse è la stessa presenza di prima che non vuole andare via e non vuole neanche mostrarsi. La luce che proviene dalla mia stanza mi guida verso il mio letto, che riesco a raggiungere afferrando un lembo delle coperte rosse e anche lì, sotto il letto, sono sicuro ci sia qualcuno che studia i miei movimenti, osserva, in silenzio.

domenica 28 ottobre 2012

Tema: La Lettiera

Svolgimento
Un personaggio che non manca mai in nessun condominio è quello della Governatrice, detta anche Direttrice dei lavori o Padrona del Condominio; non si tratta quasi mai di un uomo: in genere è una signora oltre la sessantina, pensionata dotata di parecchio tempo libero, difficilmente ha un marito in casa (può essere vedova o separata o divorziata, meno di frequente è nubile e illibata); è la persona che sa tutto di tutti, e abita in quella casa da molto prima che anche i nostri trisavoli calpestassero la terra, cosa che per una specie di variante dell’usucapione in parte morale pensa le dia il diritto di veto e di legiferare su tutto ciò che accade nel condominio, dal filo dell’antenna al colore delle imposte alla tenuta dell’asfalto del vialetto.
Tempo fa abitavo in un condominio composto di cinque palazzine di otto appartamenti ciascuna, con un giardino condominiale di circa 2500 metri quadrati: c’era molto da fare per una Governatrice, la quale aveva saggiamente delegato la sovrintendenza dei giardini a un’altra inquilina storica, arrivata quasi contemporaneamente a lei ma di livello sociale leggermente inferiore: la nostra Governatrice è un’insegnate in pensione, e faceva di tutto per non farlo dimenticare a nessuno (qui chiedo perdono alla Maestra e a Ermelinda: assolutamente nulla contro la categoria, ma anche voi avrete qualche collega che ha il manico di scopa infilato giù per la schiena).

sabato 27 ottobre 2012

Tema: America number two

Svolgimento

Greenvillage
Cercando questo spazio al centro di Ny quando non ci sei ancora, ne immagini contorni insoliti, hai l'impressione che sia un'oasi, un'isola in mezzo al caos, verde e niente grattaceli, case basse, localini, negozietti e i loft.
Ci arrivo da una strada che la corre al centro: la Melberry street. La strada che corre in lungo Little Italy.  C'è stata la festa di San Gennaro, è stracolma di bancarelle dove è divertente indovinare cosa cucinano dai fumi che si alzano e fanno sentire a casa. Salciccia, involtini, fritto misto di calamaro, ma poi paella piccantissima, les empanadas parlano sempre di multietnia. Ti assalgono a tradimento mentre le bandierine ti parlano italiano e i ragazzi alla vendita sono ispanici. Esclamano pieni di stupore mentre elenchi cannoli, sfogliatelle, babà, e chiedono:  ripeti? Sorry?
What'is? And this? E ripeti per loro i nomi delle preziose prelibatezze tutte sicule e napoletane.
Decidiamo di farci un piatto di paella seguito da empanadas o perchè no un fritto misto di calamaro con a seguire sandwich di salsiccia, ma allontano tutti dall'idea di strafogarci perchè ho deciso di mangiare americano. Sì, che credi che è tutto hamburger e buffalo winds?

Sez. Attrici: Moana Pozzi buonanima

Sensuale e accattivante, di presenza molto meglio che nei film...Bella! (eccola che viene, libera, con fare deciso di donna che la sa lunga e conosce la natura umana).

Complimento banale sentirsi dire bella, da femmina repressa  che per dimostrare di essere viva passa ore e ore a ripassare mascara e fard, a comprare lingerie costose per nascondere cosce flaccide e tette mollacchie. Io la repressione la prendo a calci in culo. Agli uomini piacciono i film porno, di giorno lavorano nei loro studi professionali, in banche o curie, di nascosto vanno in edicola e in mezzo al Sole24ore comprano i miei DVD, di nascosto li guardano, di nascosto mi toccano. Ho voluto sconvolgere l’idea banale che tutti hanno della pornografia - uomini che scopano donne -: nei miei film sono io che scopo loro. Che poi film non è adatto: le mie interpretazioni sono manuali di comportamento copulativo: a me non interessa piacere agli uomini – è solo un gradevole e lezioso effetto collaterale -, mi interessano le donne, sono eroina della loro emancipazione. Il femminismo ha solo sfiorato il problema, io lo prendo di petto, sporcandomi le mani, senza esitazioni.


venerdì 26 ottobre 2012

Tema: la gara di cucina

Svolgimento



Benvenuti, signore e signori, al nostro appuntamento settimanale con “Si va in (s)cena!”, l’unico reality che porta direttamente a casa vostra le stelle del cinema internazionale, non attricette qualunque, miei cari, ma grandissime star che si cimenteranno in prove di cucina per realizzare una cena perfetta solo per voi, solo qui, solo con me: il vostro presentatore preferito. Ok, direi che è tutto pronto, stiamo per cominciare presentando le nostre concorrenti, le grandissime stelle del grande e del piccolo schermo; ma vediamo se sono già pronte per stare ai fornelli, la ricetta di oggi è: torta di pere e cioccolato! Eh beh, che dire? Forse questa è una delle prove più difficili a cui le nostre concorrenti si sono mai sottoposte, in passato hanno preparato il tè, un uovo sodo, la pasta scotta, un sugo pronto (con l’ultima prova, un bel po’ sono state eliminate) e adesso sono rimaste in quattro ma solo una sarà la vincitrice, è una sfida all’ultimo fornello mie care, siete pronte? Vedo che la grinta non vi manca per cui cominciamo pure a vedere gli ingredienti che vi serviranno.

La nostra prima concorrente è un’attrice famosissima, vediamo se indovinate di chi sto parlando, la conoscete sicuramente, se vi dico “La tardona”? No? Ok, allora se vi dico “Mamma Dracula”? Neanche!? Ma voi andate al cinema qualche volta? Ok, allora, dopo questo non potete sbagliare, se vi dico “Ultimo tango a Parigi”? Ebbene sì, abbiamo trovato per voi un’attrice incredibile, abbiamo faticato per averla qui con noi ma alla fine ci siamo riusciti, ecco a voi, la signorina Maaaaaria Schneider! Benvenuta Maria, sei pronta a farci gustare questa fantastica torta? Bene! Ma vediamo subito quali ingredienti ha portato la signora Schneider: un chilo di farina, zucchero, tre uova, il lievito, le pere, il cacao amaro, ma…manca qualcosa, non vedo il burro, eppure il nostro staff ha lavorato a tutti i dettagli, come hanno potuto dimenticare un ingrediente così importante per la preparazione della torta? Scusate, regia, è possibile far avere alla signorina Schneider un altro panetto di burro? Ok, magari gliene diamo due per sicurezza, non vorremmo mai che le nostre concorrenti venissero squalificate per queste mancanze.


giovedì 25 ottobre 2012

Tema: Corsia di sorpasso

Svolgimento

Tutti i santi giorni, alle otto e qualcosa, entro in A4.
Casello: Ponte Oglio. Meta: Milano Certosa. Emergo guardingo dalla corsia di emergenza, metto il muso in prima corsia, scarroccio rapido in seconda, colgo l’attimoe mi incastroin terza. La corsia di sorpasso. Ma non sulla A4, non sul tratto Brescia-Milano, e comunque non alla mattina alle otto e qualcosa. Perché lì, tutti i giorni, a quel punto, mi accodo.

Davanti a me, a fisarmonica, fila a perdita d’occhio.
Sto lì, tra i 110 e i 130, appena più veloce delle auto in seconda corsia che sonoappena più veloci dei camion sulla prima.
La piramide alimentare autostradale.
Da Bergamo in poi si aggiunge una corsia, la mobilità sociale aumenta un po’, ma poco.
Pazienza, zapping, telefonate e sms nei rallentamenti.
Poi, a un certo punto, forse Dalmine, qualcosa entra nel campo visivo.
Guardo bene nei retrovisori. Eccola lì.
Lanciata, arrogante, abbaglianti a mitraglia. E il lampeggiante nell’abitacolo.


mercoledì 24 ottobre 2012

Tema: Impiegato matricola 451911

Svolgimento

Come ogni giovedì sera l’uomo spense il PC. Allineò i fogli nel portadocumenti di metallo sulla scrivania di formica grigia, infilò la matita ben temperata nel barattolo con la punta in alto e chiuse a chiave la cassettiera sotto la scrivania. L’uomo, dopo aver trascorso alla scrivania anche l’ora quotidiana di straordinario tacitamente imposta dall’Azienda,  infilò l’impermeabile color fumo di Londra sul vestito grigio, prese la valigetta, salutò con un generico “arrivederci” i colleghi e si avviò verso la bollatrice.


Ma quel giovedì non era stato un giovedì come gli altri.


Sez. Attrici - Carmelina e Peppiniella Lorén

Svolgimento

Ero una ragazzina quando vidi per la prima volta Sofia Loren in una scena del film “Il ragazzo sul delfino”. Come una sirena emergeva dal mare esibendo il suo generoso decolté. Ricordo che il silenzio calò improvviso su tutti i componenti maschi della mia famiglia. Fu allora che compresi quale effetto producesse la sua quinta misura e soprattutto quanti centimetri di differenza ci fossero tra lei e me. Che invidia provai! A quell’epoca neanche avevo bisogno del reggiseno. Per fortuna con il tempo Madre Natura mi ha provvista di qualcosa di abbastanza accettabile seppure assai lontano da quei stratosferici livelli. Le tette della Loren sembravano dotate di personalità propria che consentiva loro, film dopo film, di adattarsi ad ogni scena, ad ogni situazione. Tette prodigiose, quasi parlanti, da immaginare persino disponibili a rilasciare interviste indipendentemente dalla loro proprietaria.
 “Buongiorno signore – le si potrebbe salutare -  siete disponibili a rilasciare una intervista?”
 “Uè eccomme no? Certamente!”
“Come vi chiamate?”
“Siamo le sorelle Lorén, per la precisione io di sinistra mi chiamo Carmelina mentre questa a destra è mia sorella Peppiniella!”
“Che mi potete dire della vostra proprietaria?”
“Se non fosse stato per me e per mia sorella Peppiniella, la cara Sofia mica andava tanto lontano….”
“Vero vero Carmelì…”
 “In che senso gentili signore?”

martedì 23 ottobre 2012

Tema: Busker love

Svolgimento:



Il primo amore mio fu di legno, roba da poco, una Eko acustica da qualche soldo che addirittura mi regalarono. Stavo già con Carla, ma non credo d’averle dato tutta la cura che ho dato a quelle corde. Furono tre anni in discesa e prima o poi saremmo arrivati alla fine del percorso, come sempre. Una vita stabile, nel senso più triste s’intende: casa-lavoro-casa o casa-lavoro-Carla. Mamma mia che tristezza. Il primo amore mio aveva il corpo più bello che avessi mai visto in vita mia; tutte quelle curve e tutta quella leggerezza non le avevo mai viste insieme; si lasciava suonare che era una bellezza. Comprai un set da doccia soltanto per lei, mentre a Carla regalai un paio d’orecchini. Quella chitarra era la cosa più bella che avessi avuto tra le mani e come ne era gelosa Carla, si lamentava che invece di fare all’amore preferivo far la doccia al mio primo amore. Che emozioni mi dava, quel pezzo di legno mentre lei cominciava già a non piacermi più. «Stai sempre a suonare, ma dopo quasi tre giorni che non ci vediamo non hai voglia di stare un po’ con me? Posa quella chitarra!» - io non rispondevo mai, anche se facevo un mezzo sorriso e chiudevo gli occhi. A primo impatto sembrava che lei non reagisse male a quel mio sorriso, però dentro le ribolliva il sangue dalla gelosia ed io lo sapevo e, beh, sono uno stronzo e poco posso farci, anche se in un modo o nell’altro riusciva sempre a togliermi la chitarra dalle mani e metterci dell’altro. Lei è ancora qui, intendo la chitarra, mentre le mie ragazze sono sempre più lontane nel tempo.


lunedì 22 ottobre 2012

Sez. Attrici: Diana Rigg (Teresa "Tracy" Bond)

Svolgimento

Avutru chi Bondgirl! 007? zerozero cavuci in culo!
Parte la colonna sonora inconfondibile, poi lo sparo. “Seh, belle cose! Capite, lui è un tipo a cui piace apparire, cioè tutta questa farsa dell’occhio che lo cerca, la musica e tutto il resto. Che poi tutta questa bellezza non ce l’ha mai avuta. Fascino magari magari, che lo poteva vendere a cartellate”.

E proprio a causa di quel fascino, Teresa Di Vincenzo, meglio conosciuta come Tracy Bond si fece “abbordare” dal sempre elegante 007. Dopo il suo primo matrimonio con Giulio Di Vincenzo, terminato a cachì, la dolce Tracy – così si faceva chiamare – conobbe questo tipo quale George Lazenby. Un bel partito, ben vestito ed automunito. All’inizio tutte rose e fiori: caviale e Dom Perignon del ‘57 a letto, docce calde all’interno di vetrate appannate, insomma picciuli spesi in fissarìe di ogni tipo, pur di far piacere alla bellissima Teresa. “Tracy, mi chiamo Tracy!”. Ops, Tracy, volevo dire. 

Dopo le prime notti di “zichiti e zachete”, il sorprendente Lazenby rimase scosso dall’affermazione di Tracy, che disse: “Tu lo sai che nel mio sangue c’è il 7,23% di sangue Italiano, vero? E lo sai che sono del sud? Bene, detto ciò, quando una signorina fa zichete e zachete con un signorino, beh, quello se la deve sposare, a’sinnò su cazzi!”. Lazenby, voleva ribattere, ma la “signorina” Di Vincenzo si mise a piangere ed a strillare, così tanto che George L. fu costretto a sposarla. 

Tutto molto organizzato, “cose di lusso!”.


domenica 21 ottobre 2012

Sez. Le torte di Ninà - Dentro

Svolgimento

Si era svegliato quando qualcuno, con un movimento repentino, gli aveva tolto l’appoggio. La base su cui stava comodamente adagiato era sfuggita, non sentiva più la vicinanza dei suoi compagni bensì qualcosa di caldo che lo stringeva in una morsa. Appena questa l’aveva lasciato, si era sentito catapultare in aria quasi fosse un saltimbanco da circo che facesse piroette su un trapezio: uno, due, tre giravolte in aria. Non c’era stata nessuna presa, era finito su qualcosa di metallico, non riusciva a capire cos’era, ma a giudicare da tutti i punti dolenti qua e là, era una rete a grossi rettangoli. Aveva l’impressione di spostarsi. Pochi secondi e si sentì schiacciare da qualcosa di pesante e freddo, durò poco per fortuna, ci fu un po’ di trambusto e infine capì di essere sistemato di nuovo in cima a qualcosa, al sicuro, anche se le sue estremità si erano frantumate. Di nuovo veniva spostato, appoggiato, trasportato e infilato a forza in un buco stretto e soffocante. Non riusciva a capire quale fosse quel giorno la sua colpa, perché gli stessero accadendo tutte quelle cose. Gli era già successo una volta, ma da che l’avevano messo in quel piano e aveva avuto il suo giaciglio, quello più in fondo rispetto ai suoi compagni, aveva sempre goduto di ottima salute. Dopo esser stato sballottato per un tempo che a lui pareva infinito, lo afferrarono di malo modo e, senza nessun riguardo, gli  tolsero di dosso tutto lasciandolo completamente nudo.

sabato 20 ottobre 2012

Sez. Le torte di Ninà - Tema: Torta Paradiso

“Uffa, fa sempre così caldo qui!!”
“Di cosa ti lamenti, lo sai, qui abbiamo la temperatura costante, mica come i materassi che vediamo nelle televendite, che hanno lato estivo e lato invernale!”
“Ehhhh, cos’è stamattina ti sei alzato con un  diavolo per capello? Così suscettibile”
“Ma no, ma no. E' che qui da noi in Tv si vede solo quel programma di Benedetta Parodi e allora ho iniziato a fare delle prove in cucina e ieri sera ho preparato le penne alla diavola, ma sembravano una colla”.
“E come mai? Hai seguito tutte le indicazioni della ricetta?”
“Certo, certo, ma che vuoi, con queste temperature infernali che ci sono qua, s'è cotto tutto in un lampo”.
“Ma la colpa è sempre la Sua. Lui è fatto così, è dispettoso. Appena si accorge che ho in mente qualcosa, mi rovina tutto. Adesso però non mi faccio fregare. Preparo tutti gli ingredienti e voglio vedere se ha il coraggio di rovinarmi tutto, anche con questa ricetta”
“…Burro, farina, fecola di patate, uova, lievito in polvere, vanillina, zucchero, una grattugiata di limone….mischio e setaccio la farina con la fecola…aggiungo poco alla volta al composto di burro e uova…”

venerdì 19 ottobre 2012

Sez. Attrici - Rita Hayworth

Svolgimento


Il mio caro amico Ballin, mi aveva parlato molto di lei, così tanto da accendere in me la voglia di conoscerla. Johnny, mi ha detto, voglio presentarti mia moglie, stasera!
Quando lei mi ha visto è rimasta sorpresa ed io più di lei, mi aveva liquidato come una scarpa vecchia; era lì davanti a me, agitando i capelli in una mossa da lei  studiata, di certo azzardata, azzeccata al fine di sembrare irraggiungibile. Ma non per me.

“Sei decente?” – mi chiede Ballin -altroché se lo sono – puoi presentarmi a tutti quelli che vuoi, mio caro Ballin, Johnny mi ha visto molto più indecente di così - chissà cosa ci fa qua; certo non si aspettava di vedermi risposata così presto, credeva forse che sarei rimasta sola, no, a pensarci bene, sa che non ne sarei capace. Sei decente.. “Chi, io? lo sono più del necessario...ah, il signor Farrell!”.
“Cara, Johnny é un amico, smettiamola con questo signor Farrell, chiamalo pure Johnny!”
Ballin, caro, mi permetti di dare del tu all’uomo che fino a poco tempo fa si rotolava nel letto con me! (Ma questo non lo dico, non sarebbe prudente).

Tema: "La metrica della memoria" per opporsi al potere con la scrittura



«La mia ideologia, o se volete la mia utopia, consiste nell’oppormi al potere, nel combattere con l’arma della scrittura - che è come la fionda di David, o meglio come la lancia di don Chisciotte - le ingiustizie, le sopraffazioni, le violenze, i mali e gli orrori del nostro tempo». Così Vincenzo Consolo chiudeva quell’autobiografica intervista che è Fuga dall’Etna (1993). Lui che avrebbe cesellato l’epigrafe del suo ultimo romanzo, Lo spasimo di Palermo (1998), su queste parole di Prometeo: «Il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore». Lui che - fin dal romanzo d’esordio del ’63, La ferita dell’aprile – aveva voluto essere narratore di memorie perdute, obbedendo ad una ferrea volontà di smascheramento delle imposture della storia e della politica. Lui che – oscillando tra Piccolo e Sciascia, Pasolini e Buttitta, e sulla scia di Daniello Bartoli – quelle memorie ha affidato al canto della sua prosa. Ad una scrittura razionalista e barocca, forgiata in una peculiare officina: dove, da finissimo artigiano qual era, in una sorta di felice complicità tra incanto e ragione, era scivolato  (da scrittore, più che da filologo) lungo l’antica e feconda verticalità della nostra lingua, tra le pieghe del dialetto, gli innesti stranieri, gli esempi letterari della tradizione. Per invenire parole ancora dotate di intrinseca purezza, ancora non consumate, non mercificate; e sedurre così verità nascoste, nel tentativo di restituire il senso delle azioni degli uomini.
Una scrittura che è un brulichio di alchimie sintattiche, di fermentazioni lessicali, di eccitazioni prosodiche: nel segno di un abbandono al primato del giudizio conoscitivo e morale della letteratura. Una prosa che ha spesso i toni e la cadenza della tragedia. Una «metrica della memoria», come lo stesso Consolo l’ha definita. Da cui non di rado affiora un ironico sottofondo: ora grottesco, ora parodistico. Una metrica, una cantilena: piacevolmente udibile in un capolavoro come Il sorriso dell’ignoto marinaio (1976), o in Nottetempo, casa per casa (1988), che con Lo spasimo di Palermo forma una splendida trilogia romanzesca dell’autore di Retablo (1987) e di Le pietre di Pantalica (1988). Un volume di racconti ed un romanzo, questi ultimi: un viaggio fisico e insieme metafisico, per ridare un necessario ordine al caos. E ne Lo spasimo di Palermo (la vicenda di uno scrittore che rischia di non scrivere più, nell’Italia delle stragi di mafia), Consolo racconta il capitolo forse più vero e attuale del nostro Paese: che sempre di più somiglia a una sorta di «materno confessionale di assolvenza», in cui tanti fanno peccato, ma nessuno è colpevole. Sarebbe poi uscita quella straordinaria partitura di saggi, sulla Sicilia e i suoi scrittori, che è Di qua dal faro (1999). Dopo, il silenzio: perché anche Consolo, come l’ultimo Sciascia, oramai temperava una matita dalla punta sempre più fine, ma che non scriveva più.
Oggi l’autore di Lunaria (una fiaba del 1985, che significò il rifiuto della forma romanzo) non è più con noi. Ma restano le sue pagine: un originalissimo polittico, nel panorama letterario italiano; che presto rivedremo in libreria. A cominciare da un Meridiano, a cura di Cesare Segre (assai caro a Consolo) e Gianni Turchetta. Una ragione in più, questa, per continuare a raccogliere le confidenze che questo grande scrittore, dal sorriso fuggevole e un po' amaro, ci ha lasciato: in difesa dell’uomo, e della sua dignità.     

Giuseppe Giglio


Un mio piccolo omaggio a Vincenzo Consolo - La Sicilia - 21 febbraio 2012

giovedì 18 ottobre 2012

Tema : Ugo il caldarrostaio


Svolgimento

Ugo era lì da sempre. A Caturnia il mio paese natio lo ricordavano così. Appariva in paese il primo di ottobre di ogni anno, e andava via il primo di gennaio. 
Il profumo intenso di caldarroste avvolgeva il paese per ben tre mesi. Ah già dimenticavo! Ugo vendeva caldarroste. Questo tutto i santi giorni. Nebbia, pioggia, grandine, vento, gelo, neve...lui era lì. Implacabile. Avvolto in quel cappottone nero stile seconda guerra mondiale o anche di successione, in verità non si capiva lo stile originario. Si metteva comodamente seduto. su di una sedia di paglia, nella sua catapecchia di legno e cartone, ed ai suoi piedi il suo fedele compagno peloso. Brina. 
Ugo era parte integrante del paese dalla notte dei secoli. Il più anziano dei paesani lo ricordavo così. Una statua vivente, un addobbo natalizio, una luminaria, un alberello di natale che si piazzava per tre mesi l’anno sempre nello stesso angolo, sempre con lo stesso cappotto e con il suo fidato meticcio Brina. Un uomo e un cane senza età. Residenti a Caturnia da moltissimo tempo. Tantissimo tempo! 
Da quando ero piccolo lo ricordavo così. Con i suoi lunghi capelli bianchi curati e raccolti in un codino. La barba bianca non foltissima ma dall’apparenza mefistofelica, e poi i suoi bianchi splendenti denti nonostante l’età. Già vero l’età...quale età!? 

mercoledì 17 ottobre 2012

Tema: Pensa al male se vuoi il bene

Svolgimento:


« Sbrighiamoci, dai, sono già le sei e siamo ancora qui! » - disse Tom, che sembrava vestito come un manichino in partenza per il paese di Natale. L’ora del volo sembrava arrivare direttamente dall’inferno e il caos era travolgente in casa. Claude era già pronta ed aspettava borbottando di quanto fosse deleteria per lei una sveglia che non contasse almeno undici ore di sadico sonno, muovendo nervosamente il piede sinistro. Non capiva come mai per accompagnare suo fratello all’aeroporto, dovessero smuovere il mondo intero, in fondo si trattava di qualcosa che accadeva spesso e poi i suoi viaggi non duravano mai più di due giorni. « Dimentichi nulla? Hai portato i caricabatteria? Il dentifricio? Ah! Ti ho messo il Gaviscon nella borsa insieme all’Oki e ai sanitari. A che ora parti? Non è tardi? » - la madre di Ted, Laura, era una donna molto pensierosa, una di quelle che “pensa al male se vuoi il bene” e la cosa poteva toccare il tragicomico in alcune situazioni, come ad esempio la prima volta che Ted partì in aereo e dovette lasciare in aeroporto circa metà della valigia. Non tardò l’arrivo dell’ennesimo richiamo per l’ispezione di routine pre-partenza, che prevedeva una rilettura della lista delle cose da portare via interrotta dalle proteste dei figli. Seguì un silenzio tombale, rotto poi dall’accensione dell’auto e dal giornale radio.

Sez. Le torte di Ninà - La torta di pere al cioccolato

Domani viene Nuccio, mia sorella non può tenerlo, dice Giacomo. Non mi ha detto altro: zio Giacomo, chiedi alla zia Paola di farmi la sua deliziosa torta di pere al cioccolato. Gliela cucineresti?
Torta di pere al cioccolato, quella deliziosa.
Paola quel moccioso figlio della sorella di Giacomo lo strozzerebbe: non sta mai fermo, tocca tutto, pretende di giocare con la collezione di Swarowski di Paola, se lo rimproveri si mette a piangere e minaccia di raccontare tutto a sua madre – che poi lo fa davvero – e la madre, quella stronza, gli crede pure e dice a Giacomo che non manderà più il suo figlioletto a casa sua, ma che se te lo tenga stretto fra le cosce, quel bambino è una rogna, da grande sarà un delinquente internazionale (Paola pensa che quel bambino non è raddrizzabile, i ceffoni obsoleti.. forse un punzone elettrico, direttamente una sedia elettrica, anticipiamo i tempi).
E se Paola sbuffa quando Giacomo annuncia la visita del nipotino, Nuccio di contro si prepara, la zia Paola è antipatica, lo rimprovera sempre, non vuole nemmeno che cammini per casa, secondo lei lui dovrebbe stare seduto a guardare i cartoni animati e basta: non si trattano così i bambini, ci vorrebbe un telefono azzurro per punirla bene, e magari un nazista.

lunedì 15 ottobre 2012

Sez. Le torte di Ninà - Tema: crostata pere e cioccolato

Svolgimento

La base di pasta frolla, bucherellata e foderata con la carta forno e i fagioli, ha cotto in forno per venti minuti a centottanta gradi. Ora si sta raffreddando nella pirofila Villeroy & Boch del servizio bello. Cinquanta grammi di cioccolato fondente Venchi sono stati spezzettati nella bastardella e si stanno sciogliendo a bagnomaria con mezzo bicchiere di panna e quindici grammi di burro di latteria.
Laura, avvolta in un grembiule bianco di bucato, mescola con cura il cioccolato e quando è completamente sciolto toglie la bastardella dal bagnomaria e l’appoggia sulla sua base cava. Da una bottiglia di Bas Armagnac fa cadere un filo sottilissimo di liquore e lo amalgama al contenuto della bastardella, girandolo con energi
a. Poi prende la ciotola in cui ha sbattuto un uovo con cinquanta grammi di zucchero e lo aggiunge al cioccolato con movimenti precisi del cucchiaio di legno, finché non ottiene una crema morbida e spumosa.

domenica 14 ottobre 2012

Tema: La bottiglia di latte


Svolgimento


La mia famiglia non ha mai amato gli animali. In sostanza, abbiamo avuto Moby e poi un gatto, che non mi ricordo più. Basta. Moby era un bastardino, grande come un volpino, bianco e marrone. Bruttino e simpatico. Il resto della famiglia gli voleva bene, io invece lo amavo. Avrò avuto forse dieci anni. Mi sdraiavo nell’erba, lui partiva dalla parte opposta del giardino e a mille all’ora arrivava dritto sul mio orecchio destro e me lo mordeva. Passavo i pomeriggi così.
Il latte era contenuto in bottiglie di vetro con il tappo di stagnola. Il vecchio lattaio, lo Zoppi, aveva fatto la Resistenza ed era il comunista numero uno del paese. Lui rosso, il latte bianco, e i due colori che mi si confondevano in testa. Passava con un ape scassato, per giunta verde, e lasciava la bottiglia sul muretto. Alla mattina presto, almeno i bambini potevano fare colazione con il caffelatte. D’inverno, se non andavi alla svelta a ritirarlo, il latte ghiacciava e la bottiglia esplodeva. Noi bambini eravamo più contenti se esplodeva. Alla sera bisognava rimettere la bottiglia vuota sul muretto. E se ti dimenticavi di metterla, erano guai. Guai seri.
Avevamo traslocato in una casa nuova, una villetta bifamiliare. Sotto aveva il garage e due stanze non ancora finite. Noi vivevamo di sopra. La mamma passava molte ore al pianterreno, perché lì c’erano la lavanderia e il giardino da curare. Scendeva alle dieci del mattino, stava giù fino a mezzogiorno, poi risaliva per preparare il pranzo. Noi arrivavamo tutti puntuali all’una, affamatissimi. Nel pomeriggio, lei scendeva verso le tre e mezzo, e risaliva alle sei. I suoi orari erano così, programmati. Non è che potesse di continuo salire e scendere. E quando scopriva di essere scesa senza aver portato giù la bottiglia di latte vuota, si arrabbiava con se stessa perché le rimaneva il pensiero di doverla riportare nel pomeriggio, così  le veniva il cattivo umore. E, magari, lo dimenticava ancora.
A un certo punto, per evitare tutto questo, le era venuta un’idea. Un pomeriggio di primavera, quando l’erba è bella alta, aveva provato a buttare giù dal balcone una bottiglia vuota, e quella non si era rotta. Scendeva e se la ritrovava giù da basso: problema risolto. Perciò, finita la colazione, andati tutti via, lei rimaneva in cucina e buttava giù la bottiglia. Poi, dopo, con calma, la metteva sul muretto.
Ognuno ha delle cose apparentemente insignificanti di cui è contento, che gli rendono più fluida la giornata. Lei buttava giù la bottiglia. 
Io giocavo con Moby, un pomeriggio di primavera. L’erba era alta e io mi sdraiavo e lui mi mordeva le orecchie e io lo prendevo e lui scappava come il vento, poi io mi sdraiavo ancora e lui arrivava in picchiata. Ci divertivamo un sacco, e anche Moby scappava ma rideva. A un certo punto la mamma si affaccia dalla finestra con una bottiglia in mano. E io, che sono sdraiato, la vedo e le grido subito di non buttarla perché c’è il Moby in giardino. ‘Ma dai, non vedi come corre in giro’. ‘Non buttarla, vengo su io dopo a prenderla’, le dico, ma lei niente, sembra che si sia fissata e la voglia proprio lanciare. Grido ancora, ‘no, mamma, no, no, no nooooooo’ La bottiglia è venuta giù al rallenti.

Tema : Chiedi alla polvere (Mi sento designificato 4)

Kigali. È una città piena di contrasti e di forti silenzi. Se si cammina in alcuni quartieri sembra la versione low cost di Hollywood.
Case bianche ben allineate, siepi curate. La gente deve avere dei fiori fuori di casa e riciclare. L’esercito è per le strade si insedia per stabilire la pace. Ci sono i grattacieli in centro, le banche i centri commerciali. Quello che è abbastanza per farti sentire ricco e privilegiato quando strisci una carta di credito per un euro e dieci buste di spesa.
Spesso immagino come potrebbe essere la mia vita in una di queste ville bianche alienate, con dei docili domestici ai miei ordini pronti a pulire rassettare a ogni mia esigenza: sarebbe una specie di mondo alla Artwood.

La strada principale è asfalto, scendo alcuni metri e le case si sostituiscono lamiere coca cola. Il campo da calcio verde, la chiesa tutto in lontano. 
Irene:«cosa ne dici se andiamo a vedere la moschea?» Colata di cemento vede con cupola bianca, solo il muezzin ci salva. È il tramonto la città si riempie di voci preghiere di ogni sorta. Ancora le tempie non conoscono la brezza.
adeprer lo spirito dei pentecostali scende sugli antropologi.
Irene scendiamo ci sono i pentecostali la.

sabato 13 ottobre 2012

Tema: Cioccolato


Svolgimento



.........acre nauseabondo odore di cioccolato scorrazzava libero
per il vicolo.
Pareva una danzatrice del ventre con le molle sotto i piedi.
I colori sparivano al suo passaggio.
Venivi proiettato di colpo in un film 
bianco e nero.
Quella zoccola di una ballerina caramellata invadeva
le narici e t'impestava il palato.
O almeno ne avevi la sensazione.
Appoggiato alle pareti, barcollante, riuscii a raggiungere
un incrocio
svoltai controvento.
Pian piano le foglie riprendevano color verde naturale.
I rossi e i blu tornavano al loro posto.
Il mio sangue circolava quasi normalmente. 
 
 
Ella Bix





venerdì 12 ottobre 2012

Tema: The next stop is: Twickenham

Svolgimento


Dopo un po’ si addormenta. Le stavo ancora parlando. Cosa fare? Il mostro dell’inattività mi minaccia, impensabile non leggere nemmeno niente, anche se il sonno mi assale, non voglio cedere. Londra non l’ho capita, come tante altre cose. Guardo il foularino da otto pound comprato a Camden Town e il portacellulare con la bandiera britannica, la mano che scivola stringendo ancora il BlackBerry e penso alla pazienza e allo spirito di adattamento e che in fondo deve essere bello sapere cosa si vuole dalla vita, organizzarla in quadernini portadocumenti righelli borsette cornici e sapere sempre dove sono le proprie chiavi. Ho le unghie spezzate, non faccio la lavatrice da due settimane, buco tutte le calze, mangio schifezze e durante la notte mi cuociono in testa sogni folli e sto bene. 

giovedì 11 ottobre 2012

Sez: Le torte di Ninà: La torta speciale

Svolgimento

Quando arrivò il tempo delle nozze, Nita all'alba condusse le galline fuori dal pollaio, le nutrì con crusca e granturco e tutte le briciole che erano avanzate dalla tavola. Intanto che beccavano le chiamava ad una ad una: Bianchina, Nerina, Pettinella, vieni, becca qua, e fatemi tante uova, ma tante, che oggi è un gran giorno.

Andò dal melo, e guardò tra il fogliame. Le mele rosse erano mature. E dal mugnaio si fece regalare dieci chili di farina della più fine.

Contò le uova. Ogni giorno ne aveva messe da parte tutte quelle che poteva,  tenendole tra la cenere e la paglia, al fresco, per non andare a male. Ne occorrevano 100, perchè la torta nuziale doveva essere sontuosa a bastare per tutti gli invitati.
Dispose infine un lemmo per battere gli albumi e una grande recipiente per i tuorli. Lavorò tutto il giorno gli albumi a neve ferma e  i tuorli  con lo zucchero così che al tramonto fu pronta.
Ma, mentre ruotava i mestoli e le fruste giravano, fu presa da malinconia e più si interrogava più non si capacitava di tutte quelle lacrime e furono tanto copiose e abbondanti che scesero fin nell'impasto da renderlo empatico.
La nonna le disse:  Nita non va bene così, la torta va a male.  Ma cosa ti fa così malinconica?
Non rispose.
Alle nozze era la più bella e ruotava tra gli invitati con i capelli intrecciati di fiori, i pizzi bianchi e i guantini di tulle. Tutti erano rilassati e felici, anche sua cugina riluceva di luce, appariva  meno sbiadita e sciatta e, malgrado la flatulenza di cui soffriva, riuscì a concludere la promessa di nozze senza emettere alcuna puzzetta. Ma lo sposo non aveva occhi che per lei, per Nita. Come un agnello al sacrificio aveva lo sguardo ferito e rassegnato che si addolciva solo quando si posava su Nita.
Il banchetto fu sontuoso e copioso. Mangiarono e bevvero a sazietà, deliziandosi occhi e intestini. Fu il tempo della sontuosa torta, soffice di pan di spagna farcito di mele e crema zabaione, a tre piani, con i pupini di zucchero in cima vestiti da sposini.

mercoledì 10 ottobre 2012

Tema: ricordo d'estate

Svolgimento

Il profumo dell’erba tagliata nel cortile della scuola elementare annuncia l’arrivo dell’estate. Pochi giorni dopo, siamo sulla 128: papà, seduto davanti a me, guida e fuma col finestrino aperto. Ogni cartello chiedo quanto manca e sbuffo quando nelle curve a mia sorella viene da “gomitare” e bisogna trovare da fermarsi finché le passa.
La villa è fresca e sa come di polvere bagnata. Dopo aver baciato nonna Teresa corro subito su dalle scale sulla terrazza della mia camera per salutare la mia striscia di mare. Un treno passa fischiando e per un istante ruba lo scintillio azzurro. Il letto è stato rifatto con le lenzuola di lino ruvide e il copriletto a papaveri rossi.
Il resto del pomeriggio vola in giardino, dove ritrovo il viale con le rose profumate, il gazebo bianco di ferro battuto e faccio amicizia con i nuovi gattini della micia.
Mi risveglio col tintinnio della pendola in camera della nonna, otto rintocchi vibrano nel corridoio. Corro nel bagno di piastrelline azzurre: pipì, una manata d’acqua in faccia poi sposto la levetta del rubinetto del bidet. Chi aprirà l’acqua troverà il flusso deviato dai buchi del bordo a un buco in centro. Me la sghignazzo pensando allo spruzzo che bagna il soffitto.
Purtroppo le scale non hanno un corrimano abbastanza piatto da scivolare giù, comunque gli zoccoli nuovi del Dr Scholl fanno un bel “clack clack” sulle scale di pietra rosata. Stranamente da dietro le porte chiuse delle camere dei miei e dello zio non arriva nessuna sgridata. Mia sorella dorme ancora.

martedì 9 ottobre 2012

Tema: Soluz...

Svolgimento

Per leggere meglio l’ultima domanda indossò un paio di occhiali piccoli (le aste si perdevano sotto la capigliatura bionda), non è che non ci vedesse bene, voleva solo dare l’impressione di essere attenta alla questione posta. Gli occhiali fecero partire immediatamente risate dal pubblico alle sue spalle ma lei non riusciva a capire il perché, la domanda gli sembrava così difficile, insensata. L’uomo che le stava davanti aveva un sorriso che le dava non poco fastidio, ma non poteva certo litigare con il conduttore, aveva faticato così tanto per essere lì, doveva stare alle regole del gioco anche questa volta, e intanto pensava a tutti i debiti che dipendevano dalla risposta a quella domanda impossibile, e fece capire a tutti che lei di punto G non aveva mai sentito parlare, avrebbe potuto trattarsi di qualsiasi cosa, tutte e quattro le risposte le sembravano possibili. Il conduttore continuava ad avere quel sorriso, e lei avrebbe voluto alzarsi da quella sedia e dirgliene quattro – insolente e mascalzone che pretendi di conoscere le risposte a tutto solo perché le hai davanti, e poi tu, alla fine di questa serata comunque andrai via con dei soldi in tasca – e intanto pensava alla figlia che per quest’anno avrebbe dovuto rinunciare all’università, al marito rimasto a casa dopo la chiusura della fabbrica, alla madre che con la pensione minima riusciva a comprare solo da mangiare, quando si romperà qualcosa in casa o se ne farà a meno o si mangerà di meno per una volta. Le servivano quei soldi ma se quel maledetto pubblico continuava a ridere senza un motivo lei non avrebbe potuto concentrarsi. Sorridi, si diceva, fai finta di conoscere la risposta, e intanto guardava quelle quattro risposte e continuava a chiedersi dove avesse già sentito parlare di PUNTO G: è un centro di gravitazione universale, una zona femminile molto sensibile, l’epicentro di un terremoto o è il pulsante per attivare la bomba H?
Ok, ormai era chiaro a tutti, lei di punto G non aveva mai sentito parlare, e quindi che fare? Chiedere aiuto al pubblico? Quello stesso pubblico fastidioso che rideva alle sue spalle, tutti esperti quando non si trovano sotto le telecamere, pensò.
Il conduttore continuava a ridere – dovresti darmi una risposta – le ripeteva, e intanto una goccia di sudore le scese dalla fronte per perdersi nell’ incavo del suo mastodontico seno. Ok, facciamo scegliere a questo pubblico tanto esperto la soluzione!

Sez. Attrici - Tema: La Dea Scarlatta


Non conosciamo con certezza l’anno di nascita di Chigusa Tsukikage, sappiamo soltanto nacque nei primi anni ‘20 del XX secolo, un 29 ottobre, e che le fu imposto il nome di Chizu. Della sua infanzia racconta poco, sembra quasi ignorarla quasi non fosse consapevole di esistere; era una trovatella che viveva con altri bambini in casa di un tagliaborse, e fino all’età di sette anni la sua esistenza fu paragonabile a quella di una bestiola, di un cane randagio. All’età di sette anni la sua vita cambia radicalmente quando entra in un teatro per rubare ma viene scoperta dal regista Ichiren Ozaki, che decide di portarla con sé a Tokyo, al teatro Gekko. Il maestro Ozaki la crebbe amorevolmente, insegnandole anche a leggere, scrivere e recitare; un giorno, essendo diventata una grande attrice, oltre che una donna splendida, la signora Tsukikage capirà di essere profondamente innamorata del suo mentore, Ozaki. Fu lui a crearle il nome d’arte di Chigusa Tsukikage, dopo averle assegnato a sedici anni il ruolo della lunare Diana; in seguito le numerosissime interpretazioni teatrali e cinematografiche dimostreranno al mondo che la piccola bimba di strada di un tempo si era trasformata in una delle più grandi attrici del suo tempo. 
Durante la seconda guerra mondiale il teatro Gekko viene distrutto dai bombardamenti, per un po’ Chigusa perde le tracce del suo maestro ma lo ritroverà nella regione di Nara, nella Valle dei Susini, dove Ozaki ha avuto il tempo di scrivere un dramma dal titolo Kurenai Tennyo ("La Dea Scarlatta"); questo lavoro vede centinaia di repliche e segna la rinascita del teatro Gekko, ed è frutto della convinzione del Maestro che Chigusa sia l’altra metà della sua anima, e che solo lei sia in grado di esprimere fino in fondo le sue creazioni. Nello stesso tempo la strada della signora Tsukikage incrocia quella di altri due uomini, cui sarà legata in maniera differente per il resto della vita.

lunedì 8 ottobre 2012

Tema: Brucia

Svolgimento


Da Nebrodi e dintorni 30/09/2012

INCENDI NEBRODI. RINALDI (PD) CHIEDE LO STATO DI CALAMITA' 
DA TUSA A MAZZARRA' S. ANDREA 

Ne sono colpiti i territori ricadenti nei Comuni di Tusa, Capo d’Orlando, Santo Stefano diCamastra, Sant’Agata di Militello, Patti, Ucria, Librizzi, Naso, Longi, Montalbano Elicona,Mazzarrà Sant’Andrea (qui a ridosso della discarica). Ingenti sono i danni al pubblico e privato patrimonio, in particolare all’attività agricola diffusa in queste zone. Per tali motivi, si porge la richiesta di proclamazione dello Stato di Calamità.


Il vento soffia come mai in questi giorni. Vento di scirocco, vento della mia terra. Vento che sale dal deserto, pregno delle atmosfere roventi, vola sul Canale di Sicilia che non ne attenua il carico di fuoco, ci giunge alle spalle, doppiando le vette dei monti che si incorniciano di foreste: faggete, pioppi, castagni, noccioli, pinete, oleandri.

Resina. E altrove qualcuno soffia su benzina, o torce o altro. Il cielo è grigio perla. Una torva affumicata cortina che già, so adesso, sta avvolgendo tutta l'isola. Tende al rosa giallastro, e intanto soffia. Il fronte avanza dalle Madonie ai Nebrodi. Ben presto anche i Peloritani bruciano.
Brucia.
Il Tg, internet, il meteo. Niente.
Dio mio piovesse.
Che piova su tutte le miserie di questa terra straziata, avvilita, rosicchiata, distrutta. Povera gente mia.
Ma non piove. Il meteo su Palermo, Messina, S.Agata prevede piogge per mercoledì, al massino martedì. Mancano tre giorni e saranno giorni d'inferno.
Brucia. Clotilde brucia.
Sfido il meteo, Dio e le previsioni cabalistiche. L'aria è rovente, autostrade minacciate dai fuochi, traffico deviato: ma io devo passare.
Clotilde brucia.

Tema: Il mare, tra la testa e le mani

La vita è fatta di strane vicissitudini e la parte più eccitante di questa, viene risaltata dagli eccessi. Esistono infatti eccessi di vita, eccessi di tragedia, eccessi di perversione e così via; è come planare, e per riprendere quota bisogna prima avvicinarsi al fondo altrimenti si rischia di picchiare verso il suolo e creare più disastri di quanti se ne possano immaginare. Questo racconto narra di un volo lungo un'eternità, e comincia dalla fine, l'atterraggio.


***

Sid aveva i capelli lunghi, poi decise di non pensare più e quindi li tagliò. Ha le borse agli occhi perché vive di notte e scrive sempre (o quasi), anche se quel che dice alla gente è che ci teneva i pensieri che gli restavano; è cambiato come cambia un paguro. La sua testa vive altrove, «chissà dov’è » si chiede spesso; anche se le scelte che si prospetta sono soltanto due: persa forse durante uno dei tanti colloqui di lavoro o durante quella giornata a Milano. Non riesce a spiegarsi come mai dopo quest’ultimo litigio restino sospese per aria ancora tante cose, tra lui e Pinhead. D’altra parte i due si amano e come potrebbero non farlo? Chi in un modo, chi in un altro, il risultato è sempre quello. Si rincorrono come gatto e topo, non avrebbero senso se fossero diversi. Si danno del filo da torcere e litigano come pazzi, forse soltanto per poi fare la pace. Adesso è a casa, a tarlare il legno dello specchio con gli occhi e a parlare da solo. Sembra un matto: «Dannate pazze, mettete la faccia sempre dove non va bene, il naso poi, non ne parliamo. Siete peggio delle parole che fanno pendant con altre parole, situazioni da stellina in più per guadagnarvi un posto vicino al culo del professore. Io vi odio e per questo vi amo, quindi lasciatemi il silenzio e non rompete i coglioni per una volta, che si sta meglio tutti così, lasciatemi il silenzio e quando mi romperò anche del silenzio ve lo farò sapere, care dannate pazze! »


venerdì 5 ottobre 2012

Tema: Ci nan ischio watah (Mi sento designificato _3)


Ci nan ischio watah. Cosa ci fa sveglio il giapponese alle cinque? Fa ginnastica, perfeziona il corpo. Muro bianco, schiena dritta, posizione del loto teravada. Piccoli spasmi contenuti. La bacchetta affetta la schiena scandisce i kangi a ogni goccia di sudore. I giapponesi tengono il corpo meglio della casa. Piccole dita incrociano origami. L’inchiostro non è ancora asciutto, il thè è nelle tazze dei pigmei. Conta le spirali e vedi il verde del thè che ti assale. È necessario bollire l’acqua altrimenti ci viene il colera. Come mai non si sente il traffico? La svizzera Rwandese ha disposto il “clearing day”: nessuna auto e tutti in giro a pulire e sistemare le strade. Perfetto posso andare a giocare a cricket senza fila. 
Dieci secondi dopo Irene indossa i guanti da giardiniere, Marco prende abbatte le erbacce con il machete. Una canadese ci abborda: «voi che bravi a lavorare qua. Io sono qua per affari, posso farvi una foto? Non trovate che il Rwanda sia troppo carino? ». 
Irene: «sono proprio bravi questi ad usare il machete». 

La giornata di volontariato mordicchia in piccole dosi la buona coscienza e problemi post-coloniali. Terra rossa, l’erba si aggroviglia come serpenti. Spine, sudore sorrisi si mischiano. Le mani sporche.