sabato 31 marzo 2012

Tema: Impressioni di viaggio


Impressione #1

Ci sono luci, c’è fumo, c’è gente che grida e che suda e che balla e che cammina e ci sono ragazze con le gambe al vento e sette gradi e ci sono le strade di Glasgow con i busker con la custodia della chitarra speranzosa e sorrisi che sembrano tingersi del rosso dei capelli accesi da un sole miracoloso ed è san Patrizio e tutto è verde, tutto si muove, chi si ricorda più della pioggia che ci imbeveva ieri, il grigiore in cui erano inzuppati i glaswegiani che pure splendevano in gonne svolazzanti o polo a maniche corte, chi si ricorda di rogne e delusioni, che mi importa di morire se stanotte il mio cuore è una grancassa, stanotte siamo sogni e sudore, stanotte siamo linee in movimento che fendono l’aria, stanotte siamo musica.



venerdì 30 marzo 2012

Tema: Pioggia a Palermo

Svolgimento


La città mi stranisce in quelle occasioni in cui si hanno cambiamenti climatici repentini. E Palermo, in quanto a cambiamenti repentini, è paradigmatica.

È questo uno di quei momenti in cui, dimentico delle follie del cielo, mi azzardo ad uscir di casa privo di un utensile che possa salvarmi da una pioggia scrosciante. E così mi ritrovo di colpo sotto l’arco, ad osservare le persone che corrono qua e là, quasi fossero ammattite, ognuna in cerca di un riparo. Sembra di vedere un formicaio, in cui le formiche, dapprima ordinate, ognuna col suo compito in testa da fare, ognuna con la sua commissione ben precisa, ognuna impettita, fiera di sé stessa e di quello che sta facendo, incurante persino della formica che le cammina accanto (seppure si accorgesse di averla, accanto), immersa in un sogno di vita…di colpo avvertissero l’odore del fumo: ed allora eccole! Le vedi correr all’impazzata, cospiranti nell’intenzione, senza che nessuno le guidi!

E poi ci sono quelle formichine coraggiose: le si vedono, spavalde, avanzare sotto l’acqua cadente. Strette nel loro cappottino a mo’ di corazza, coi loro ombrellini, ora bordeaux, ora giallo blu verde viola, ora variopinti a strisce radiali in cui si alternano i colori dell’arcobaleno, così da ingraziarsi il dio della pioggia.  E poi ci sono le formichine paffute, imbacuccate in cuscini di pelo di ogni sorta di animale, con la testa che sbuca dall’alto del cuscino, unica presa d’aria, unico elemento che fa capire che sono animali vivi, e non animali morti infagottati in pellicce vive. E allora via per le strade, a vedere ora un visone che porta a passeggio il suo animale da compagnia fra la sua peluria, ora un astrakan col suo furetto umano… e via via la sfilata diventa sempre più ricca, sempre più abbondante, sempre più varia, e montoni lama angora volpi foche di ogni dimensione e tipo, ognuno sotto il suo ombrellone (perché di ombrellone si tratta) anch’esso vivo, anch’esso sgargiante, il più appariscente possibile, di ogni tipo di foggia, ferro e legno e tessuto possibile, e decorazioni che li fan sembrare arazzi!

giovedì 29 marzo 2012

Tema: Avec le temps

-->E se prendessi il primo treno e partissi?
Joustine e Antoine dentro al paltò, sciarpe, guanti, cappelli e scialli avvolti intorno al viso sulla terrazza che da Monmartre domina i tetti di una Parigi sempre meno glamour.
Joustine sta pensando che non hanno più futuro.
Roxanne contro una panchina guarda le macchine che sfiaccolano sul Boulervard Rochechouart,  senza posa tenta di leggerne le targhe: si affanna a seguirne le sagome nel cocktail ormai consueto con cui alle 5 del mattino chiude la strada che la consuma e divora come un buco. Lo stesso lasciato dall'alcool dentro lo stomaco.
Si affianca un uomo, e poi un'altro. Hanno la faccia scura e in ombra, nascosta da berretti abbassati sugli occhi. La strattonano.


mercoledì 28 marzo 2012

Sez. Ricette - Tema: 'a picurazza

E a Ginuzzo che per il pranzo organizzato dallo zio Totò avrebbe ordinato aragoste che cantano e un pesce spada con la testa (e pure champagne) – zu’ Totò, la testa del piscispata è simbolo di potenza, così lo capiscono tutti che ora a comandare è vossia, -, lui testiò dandogli la negativa, che le aragoste e il piscispata erano cose del passato, che il vento ora tirava da dentro verso fuori, dove stanno i corleonesi con le scarpe sporche di terra e di stalla, che questi che li chiamano villani – che sono più civilizzati di loro, sottolineò lo zio Totò -, sono così potenti che ai signorini di città abituati a pesce spicchiato gli faranno fare una bella mangiata semplice e genuina, tutta sostanza alla maniera di campagna, con i sapori della natura, semplice “com’è che noi pensiamo: che noi le diciamo le cose che vogliamo, le mettiamo per iscritto nero su bianco, e le facciamo recapitare a chi ha gli occhi per leggere. Noi, Ginò, non siamo traggediatori, noi non ci facciamo la bocca di zucchero per ottenere le cose, noi siamo semplici: o così o pietrate”.
Lo zio Totò poi continuò un discorso tutto suo che allo Stato lui i favori li poteva pure fare, che lui non si impressionava a sporcarsi le mani, l’importante è che lo Stato poi gli doveva garantire il sapone, “ e ora vai da mio compare che dice che ha allevato una bella pecora per me e gli domandi qual è: se non è la più grossa, tu gli dici che se la può tenere e la scegli tu invece. Poi ci spari e me la porti senza pelliccia, senza budella. Mi raccomando portami la testa, il fegato e il cuore, che sono i bocconi migliori”.


martedì 27 marzo 2012

Sez. Ricette - Tema: Asparagi cibo per l’anima


L’immagine riflessa nel finestrino del treno le rimandava l’immagine di una donna serena. Il tifone ormai era passato da un po’ e dopo le macerie, si era data da fare per ricostruire. Adesso i pensieri scorrevano liberi. Stava tornando a casa, nel suo piccolo borgo tra i campi. Quanto le piaceva l’odore di casa, di terra e basilico fresco. Le venne fame e pensò cosa le sarebbe piaciuto cucinare. Ma solo per se. Mettersi ai fornelli per qualcun altro, le metteva sempre un po’ di ansia, temeva sempre di non farcela a finire tutto per tempo. Se poi si trattava di un uomo, sapeva che non lo avrebbe certo conquistato con le sue capacità gastronomiche. Allora non si era mai cimentata per loro in cucina, ed oggi se si soffermava a ripensare agli anni in cui viaggiava libera e senza alcun impegno che le imponesse un ritorno, ricordava solo i ristoranti che aveva condiviso con i suoi compagni di viaggio. Uomini… ne aveva amato qualcuno, qualcuno lo aveva solo conosciuto, qualcun altro… gli era solo sembrato
Come le calzava bene questa canzone, eppure era certa che in qualche angolo nascosto della sua mente, doveva esserci una pietanza preparata in un momento d’amore. Cibo non solo per il corpo ma anche per l’anima, quella stessa che si era perduta tanto tempo fa rincorrendo un sogno che s’era trasformato in incubo.


lunedì 26 marzo 2012

Tema: Sabbie mobili

All'imbocco dei giardini Milano, c’è una sorta di archetto; si apre come una chiave su un mondo molto chiuso e marginale. È facile passare dalla via dell’arte della cultura, all’imbocco del troppo silenzio e delle briciole della consolidata instabilità.
Rapide sensazioni scivolano sotto pelle; corrodono come piogge acide emozionali.
Quando piove la vita fa presto a farsi suono greve, nessuno si stupisce per il desiderio d’amare. Tutto si scioglie e si infanga.
La primavera muore; si accascia, taglia con la sua umidità.
Carica di queste buoni propositi entro nell’archetto.
Zampetto senza pretese nella sua direzione; un po’ scazzata un pò superiore.
Affondo i miei piedi nell’erba. l’erba è oramai palustre a causa della stagione dei monsoni .

Cammino nell’erba mi sembra di cambiare dimensione.
Muovo piccoli passi priva di paura.
Qua giace il mio passato, la mia inquietudine. Un passato un pò punk.  Sono stata anche io una figlia del disagio.
Vediamo se trovo qualcuno che conosco.
“Ah sì ecco lì c’è Petra”. Petra capelli orange ossigenati se ne sta ai giardini, sotto tre pini.
Petra indossa scarpe da skate, ha pantaloni larghi e la felpa enorme, ha un piercing tondo e fondo sulla guancia, rasatura sui lati della testa e capelli lunghi dietro.
Vicino a Petra c’è Agata.
Agata non è il suo vero nome, ma si riferisce alla passione morbosa per gli aghi. Agata ha quattro anni in più di Petra, una puzza fetida, una maglietta bucata e un tanga che le esce dai pantaloni.
Accucciato pigramente c'è Guaiss. Guaiss cane bastardo con il pelo ispido non suscita affetto, ma nausea.
 Mi invitano a sedere, ma io mi accovaccio. Avverto l’odore della mia pelle e l’odore rancido dei loro vestiti sporchi l’odore di Guaiss sono un tutto uno.
 Osservo Petra, mi guarda con occhi grandi scuri e gonfi. Poi si mordicchia il labbro, mangiucchia parole.
Sprofondo più in basso; il terreno mi inumidisce. L’umidità mi c-attira oramai sono nel fango e ci resto.

domenica 25 marzo 2012

Sez. Ricette - Tema: Pecore di Pasqua.


“Annuzza basta! Un scutuliari accussì s’arvuru chi tutti li pidocchi ntesta nni fa cadiri!”. Come cuoceva il sole d’agosto che appiccicava le carni e gonfiava i piedi e correva il sudore sulle facce arse. Acqua frisca sotto quel piede di mandorlo dentro alla giaritedda di coccio. E a colpi di canna le mandorle cadevano e a Maruzza, che c’ha il petto grosso che può fare la balia, le mandorle ci finivano in mezzo alle minne e tutte ridevano le mennulare e parlavano all’ingrasso che tanto i masculi non c’erano. Solo Pidda si stava zitta e abbassava gli occhi a terra e raccoglieva le mandorle di in mezzo alla terra secca. Si ammucciava lei che ancora era schetta e queste cose non le doveva sentire e sorrideva che già c’era caldo e se parlavano ancora gli si ardeva pure in mezzo alle cosce. E cantavano quelle femmine le canzoni d’amore e di sirvizzu, e in mezzo ci scappava pure lo sparlittio per questa o quella famiglia che si era venduta la terra perché i debiti se li mangiava vivi, e che storie di corna che sapeva Tresa. “Lilla e Pidda non ne volete travagghio oggi” che erano le più piccole e sei anni neanche li avevano loro “spicchiatele le mennule e mettetele dentro al sacco e senza farivi nichei”. E tutte che sudavano erano e non ce n’era acqua che bastava e bagnavano i fazzoletti grandi e se li mettevano in testa e gli veniva il cuore. E poi arrivavano gli uomini che si portavano i sacchi e li impostavano nel magazzino. E tutto l’inverno la testa là se ne andava a scappavano le mani scaltre dentro il sacco a tastare la mennula duci duci. E Tresa, che era licca forte, a pugni sani se ne prendeva e che faccia faceva quando ci capitava la mennula amara. Disgrazia era che poi le pecore venivano brutte e “San Giusippuzzu di lu quatru queste cose non le vuole. Chi Pasqua è cu li pecuri mala arrinisciuti? Nzama a Ddiu Signuri”.
Pare di no ma poi ricomincia il sole e fa più lustro di giorno e l’inverno passa, che te lo sei dimenticato il freddo e la pioggia e le angustie. E la sudda che cresce e tutto diventa rosso bello bello e duci duci, che non ti sembra neanche vero che ti si asciugano le ossa. E le mennule erano a bollire e calde calde ci toglievano le pelle marrò e che bello quando gliela toglievi. E si asciugavano al sole le mennule facendoci prendere aria che se nzama a Diddiu Signuri si bagnano le pecuri marciano.

Sez. Anatomia. Tema: Encefalo. Sottotitolo: alfa privativo, sub come sotto, down come basso. Up come alto...insomma ci vuole orecchio


Come diceva quel vecchio che guardando in alto lassù dritto verso il cielo cantava: perché ci vuole orecchio, quello buono che ci garbi parecchio. Perché senza non vai da nessuna parte.
 
Perchè ci vuole orecchio, bisogna avere il pacco immerso dentro al secchio.
Bisogna averlo tutto anzi parecchio. Per fare certe cose bisogna avere orecchio...
 
Mentre l'alba respira le prime luci, chiarori arborei dentro una città di ultimi e di primi. Gli occhi assonnati già aperti da tempo, sorbito un caffè bollente, ingollato poi tutto di colpo per riscaldare il petto e la vita dal naso in giù.
Fa più forti adesso che la fatica è tanta giù ai mercati ortofrutticoli. Scarichi di ogni tipo. Sacchi, cassette, pacchi e pacchi, cassette e sacchi.
Gin ha la maglia rossa e lunga fino al ginocchio, ha bevuto un po' di gin già alle 5 per combattere il freddo. Strofina le mani forti l'una contro l'altra per scaldarle. Io mi accontento di correggere il caffè, poi ci fumo con voluttà sigarette forti, che invadono i polmoni di polvere sottile e come veleno con cui scoppiare prima o poi. Ma sarà poi lo so...Troppa rabbia in corpo per arrendermi.


Tema: Esercizi letterari. Xanax



Partire dall'osservazione della povera stronza: grattare la semantica a tentativi buoni, sostantivi e aggettivazioni sovradimensionati. Infilare un preservativo per trattare un'interscambiabilità tra intolleranza e semolino, mantenere un assetto sulla linea verso il significato. Interpretare un certo grado di sobrietà sostenendo variazioni sismiche di livello, schiantarsi su piedi, mani e ineluttabilità. Sostenere asserzioni e accezioni sotto luoghi comuni di fosse larghissime e profonde che alzare la voce per andarsi a cercare rimane un'operazione tanto dispendiosa quanto inutile. Accusare nausea. Permettersi privazioni stese al sole in un bivani con cucina abitabile e fauna ostile alla fauna ostile. Riflettere sull'educazione dell'ostilità strappandosi un'unghia, grattarsi un callo. Fallo. Propaganda. Una bella storia, una bella storia, struttura, stile e crismi. Abbracciamoci a un tema, sbattiamolo forte, protocolliamo in carta semplice regolare, 38 come quelle scarpine prima che me le fottessero. Ignorare scelte empiriche di discoteche a tema e tubini stretti.


sabato 24 marzo 2012

Sez. Anatomia - Tema: L'intestino


François de Neufville, secondo duca de Villeroy, era oltremodo infastidito dall’atteggiamento che tutti avevano nei suoi confronti. Con quale coraggio lo dipingevano come uno dei peggiori militari del regno, lui che era arrivato al sommo grado della scala gerarchica diventando Maresciallo di Francia? Certo, tutto dipendeva dai suoi soldati, ingrati e ignorati i quali cantavano allegri quando lui fu catturato durante la battaglia di Cremona; m. de Villeroy non avrebbe mai potuto dimenticare quei versi per quanto lo volesse, e soprattutto non poteva fare in modo che li dimenticasse tutta la Corte di Versailles:
Par la faveur de Bellone,
Et par un bonheur sans égal,
Nous avons conservé Crémone
Et perdu notre général.
Per un uomo come lui non era poi tanto importante ciò che si diceva quel paese strano e favoloso che era la Corte di Francia: sapeva essere magnifico in tutto, e aveva quel genere di spirito derivantegli dall’uso del gran mondo in mezzo al quale era cresciuto e aveva passato la vita; ora aveva persino ottenuto l’ambitissima carica di tutore del giovane re, Sua Maestà Cristianissima Luigi, decimoquinto del nome, per la grazia di Dio Re di Francia e di Navarra, capo e sovrano gran maestro degli ordini di San Michele e dello Spirito Santo, capo e sovrano protettore degli ordini riuniti di Nostra Signora del Monte Carmelo e di San Lazzaro. 

venerdì 23 marzo 2012

Sez. Favole - Tema: Favolandia (insalata mista di favole)



A mille ce n'e', nel mio cuore di fiabe da narrar...

Venite con me nel mio mondo fatato per sognar...

Bella non si era sentita mai, tantomeno Bestia...neanche per idea! Sospesa le pareva piu' indicato. E poi come non sentirsi cosi', con un padre che non faceva che ripeterle che se avesse fatto un quarto figlio gli sarebbe venuto scorfano. Grassoccia si era fatta, altro che Sirenetta, e come la balena di Pinocchio ingurgitava di tutto. Il suo specchio le aveva svelato che non sarebbe mai stata la bella del reame. Di aghi ne aveva visti tanti, di tante misure, lí sotto il tavolo nella sartoria, tra ritagli di stoffa e fili di cotone, cercando di cucire piccole pezze per trasformare la sua bambola in principessa. Mentre guardava dentro le crune degli aghi da sarta (visione per lo piu' ristretta) sognava il suo fuso ed il suo ago mortale, ma anche il suo bacio... - Ma quanti rospi dovro' baciare prima di trovare il mio principe! - pensava gia': prima sotto il tavolo, poi sui banchi di scuola (al liceo).
- Minchia pezzo di principe, ma non era azzurro? - disse quando vide il primo giovinastro mezzo passabile. Macche', ma quale principe, era solo un macaco smarrito. Che delusione! Decise allora di addormentarsi un po', ma non nel bosco no! Potrebbe venire il lupo - non ho il panierino ne' il cappuccetto rosso -  la nonna non vuole, meglio un letto comodo.
E lui arrivo' e la bació.

Tema: Hundred minds


Hundred thoughts

only one purpose,

hundred hopes

without an end,

just one strength

only one destiny.

One smile, one tear,

two ways to exist,

two forces to love

... two ways to destroy.




Arty Aaron


giovedì 22 marzo 2012

Sez. Ricette - Tema: Alle prime armi (Armi spuntate)



Mia zia ci ha sempre provato: "Guarda, all'inizio controlli sempre le misure, ma è facile tanto ti servi della bilancia e segui cosa dice la ricetta. Dopo un po’ saranno le tue mani a darti le misure, non più il ricettario." Aveva ragione, pur essendo ipovedente cucinò fino a 3 settimane prima di morire a 89 anni compiuti.

Poi ci ha provato mia nonna: "Il segreto sta nella patata! Devi prendere le patate per gnocchi, non le altre e quando hai quelle, anche se non li sai fare, ti vengono bene!"
Mia nonna si è stancata, ci ha provato mia mamma: "Cosa vuoi che sia? Ci sono anche i video su youtube! Segui quelli e non ti sbagli. Li fanno apposta per quelle come te."
Rincara la dose mio fratello: "Sa cucinare pure la Beatrice che ha 9 anni…"

Mi viene in soccorso la mia migliore amica: "Sere -dice piena di comprensione- lascia stare gli gnocchi, comincia con la torta allo yogurt. Sai quella che compri in scatola con tutti gli ingredienti già nella misura giusta?"
"Sì, grazie, però mi sono dimenticata di comprare lo yogurt. Ma scusa, mi avevi detto che era tutto nella scatola e che dovevo solo mischiare!"
Cassata. No, non nel senso che mi metto a fare la cassata (proprio io!), ma nel senso che anche questo piatto l’ho cancellato.
La nonna ora adotta la tecnica del senso di colpa e delle responsabilità: "Ma cosa farai quando un domani ti sposi? Cosa darai da mangiare a tuo marito?"
"Yogurt! (se mi ricorderò di comprarlo). No, non torta di yogurt, nonna, quella è complicata, non è colpa mia, non mi è stata spiegata bene dalla mia amica."
"Ma qualcos’altro glielo pur dovrai cucinare!"
"Uova sode. Immergo l’uovo e lo lascio 4 minuti e 27 secondi" (sto inventando per far colpo sulla nonna che pare credere che io sappia il minutaggio esatto della cottura soda). 

mercoledì 21 marzo 2012

Tema: Il sudore


Svolgimento

Il movimento delle pale del ventilatore è quasi un sollievo e poi, al buio, è uno dei pochi rumori riconoscibili, meglio seguire questo che lasciarsi distrarre da quelli che vengono da fuori, acqua che scorre, qualcuno che canta in lontananza, passi sulla terra bagnata e poi ci sono tutti i rumori e i movimenti che vengono dalla stanza, a qualche centimetro dal mio letto, quelli fanno ancora più paura, sono rumori di piccole zampe che spostano gli oggetti, tende mosse dal vento e pure qualcosa che precipita da chissà dove; provo a dormire, magari se non stessi galleggiando nel mio sudore raccolto dal sacco a pelo impermeabile che ho usato per coprire il materasso sporco, ci riuscirei; magari se la zanzariera decidesse di rimanere appesa al chiodo piuttosto che poggiarsi delicatamente sul mio volto già bagnato e appiccicoso, riuscirei a chiudere gli occhi; magari se l’elettricità non venisse a mancare nel paese in cui mi trovo, nel bel mezzo della notte, il ventilatore riuscirebbe ad allontanare le zanzare anofele dalla mia pelle – non hai bisogno della zanzariera e del ventilatore insieme – dice il mio coinquilino: e adesso che entrambi sono fuori uso?
Il movimento che sento addosso, e che sale dal braccio al collo, non è un insetto, probabilmente è solo la mia immaginazione, mi dico, ma le zampe sulla pelle bagnata sono inconfondibili; chiudo gli occhi, non penso al buco della finestra, non penso alle creature che potrebbero entrare da lì, e poi che ore saranno, presto sarà l’alba, qualcuno non mi aveva detto che alle cinque, in Africa c’era già il sole caldo?


Sognare






Vorrei vivere
tra le nuvole

vorrei!

vorrei
camminare lungo un precipizio
vorrei!

Vorrei vivere in una stanza
circondato dalla musica
ballare ad occhi chiusi
danzare
dimenticare

vorrei
FORZA
CORAGGIO
ASTUZIA

VORREI !

vorrei vivere tra le onde tempestose

VORREI




martedì 20 marzo 2012

Sez. Ricette - Tema: Soffritto d'amore



Lentamente soffriggeva la cipolla in padella,
in compagnia di una carota e un sedano, per farsi bella
Voleva conquistare, con il suo buon sapore,
quell'arrosto di maiale che le aveva preso il cuore
In un dito d’Olio d’Oliva rotolava morbida e dorata
per piacere a quel pezzo di maiale che l’aveva innamorata
Tiepida e saporosa dopo aver soffritto per 1 ora ,
si spalmo’ sulla carne ormai morbida e setosa
L’arrosto a quel contatto  inizio’ a bruciare
assaporando quell'istante che lo fece vibrare e sussultare
In un attimo la fiamma li trasformo’ in carbone
e uniti per sempre finirono in un boccone.

Wood

domenica 18 marzo 2012

FUCK


Impellicciata,
malamente truccata,
arrogante.
La madama boriosa aprì la portiera della
sua audi ultima serie posteggiata e
mi rigò tutta la fiancata destra.
Solo una stronza devota
all'egoismo non guarda la strada.
La cozza biascicò:
_Cosa vuole da me non mi importuni_

Fece una gimcana veloce tra i passanti

_Aiuto! Mi insegue,
chiamo la polizia!?
Cosa vuole da me!?_

Puttana maledetta.
Sfuggita, nascosta.
Si rintanò
nella sua boutique
difesa dall'omertà delle commesse.

FUUUUUCK

venerdì 16 marzo 2012

Sez. Anatomia - Tema: Vene ed altri…disastri


Era immobile al letto, qualche giorno prima avevano deciso di “sfilargli” una vena. Si, sfilarla dalla sua sede naturale, una gamba. Faceva troppo di testa sua quella vena, si gonfiava, doleva, rischiava di strozzarsi da sola come un bambino ai primi pasti. Insomma, bisognava ripulirla ben bene e farle un buon lifting.

Il giorno stabilito era arrivato e prima di cominciare lo avevano praticamente denudato, lasciandogli addosso solo una maglietta, poi lo avevano disteso su un lettino in una stanza gelida. Dopo pochi minuti di solitaria attesa era arrivata professionale e distaccata l’infermiera che si sarebbe presa cura di lui, aveva alzato il lenzuolo, e con un altrettanto professionale sguardo aveva commentato: “qui dobbiamo tagliare tutto!”… “come…tagliare tutto…per una vena?” aveva farfugliato lui.


giovedì 15 marzo 2012

Tema: Poche e semplici regole

Svolgimento



Legge libri Maria, e preferisce non aprirli completamente per evitare di rovinarne la rilegatura. Ogni tanto un angolo di pagina, alza lo sguardo, si distrae, controlla l’ora, poi ritorna alla lettura. Donna di grande cultura non vede l’ora di avvicinarsi ai parenti degli altri per raccontare storie di città, popoli, guerre. In mezzo agli altri lei c’è finita per caso, si vede subito, destino malato volle che l’unica figlia che se ne prendeva cura morisse giovane. La moglie del figlio invece non la vuole in casa, a volte la vita va così.

Anna guarda un punto fisso sulla parete di fronte a lei. Continuamente.  Si è formata una piccola crepa nel muro col passare del tempo, si allargherà pensa Anna, lo fanno tutte le crepe alla fine. Passerebbe volentieri i pomeriggi a parlare dei suoi nipoti, per lei tutti i ragazzini sono maschiacci e le ragazzine femminucce.

L’acqua della doccia è troppo fredda per Alfredo, e allora griderebbe, ma ha capito che lamentarsi peggiora la situazione e non smette di pensare al suo passato e aspetta sempre qualcuno dei suoi figli che, a detta sua, non vedono l’ora che se ne vada per spartirsi un’eredità già misera. Odia i suoi figli per quello che gli hanno fatto, e loro odiano lui perché perde tempo a morire.


mercoledì 14 marzo 2012

Tema: Intercettatemi pure



Pronto Gina..Pronto mi senti?
Cosa urli non sono sorda.
Certo, così come io non sono debole di vescica.
Hai chiamato per fare esercizi di cattiveria?
No, no, volevo sapere come stai.
Bene grazie, ma credo che pioverà: c'ho un'occasione intestinale che annuncia tempesta.
Sì, lo so io che tempeste...
Ho preso anche i profilattici vivi per l'intestino che mi hanno consigliato, eppure cascasse il mondo se si smuove qualcosa.
L'età cara...
Forse è la volta buona che ti do' retta e passo ai farmaci onomatopeici!
Ecco brava, ma basta parlare di malattie che mi fai sentire peggio di quanto già non sto...Ho un'ansia oggi che non so' cosa mi è preso
Ma tu stai andando avanti con quella cosa della maestra? Quel blob?
Blog cara, blog.
Quello, quello.

martedì 13 marzo 2012

Sez. Favole - Tema: Raperonzolo


"Oh Raperonzolo, sciogli i tuoi capelli, che per salir mi servirò di quelli"

Freddo e muto, il chiarore dell’alba avanzava lento, ricamando riflessi polverosi sulla superficie opaca dei battenti. La stanza ancora semibuia era affollata di incubi e solitudine. La silente oscurità dei pensieri minacciava anche quel giorno di accecarla. Clic. uno sguardo alla sveglia. Non erano nemmeno le 5. La luce livida del neon, impietoso, le dissezionava l’anima mentre lei si rigirava nel letto. Da quando Raperonzolo aveva smesso di sognare, quel minuscolo appartamento era diventato la sua camicia di forza, il perimetro della sua follia. “Non voglio più vivere, non voglio, non voglio più…lasciatemi morire in questa torre”. Con tutta se stessa cercava di ricacciare i bagliori del giorno nel cieco dolore che le aveva persino tolto le lacrime per piangere. Dalla strada provenivano voci e scalpiccii, il consueto anonimo brusio quotidiano della città al risveglio, ma attutito dai tappi di cera. Un silenzio ovattato in cui Raperonzolo, sempre più spenta, moriva. 
Ogni volta che l’angoscia le strizzava il cuore, allungava una mano e apriva il frigo, lo sguardo perso nell’ennesima sconfitta, la sconfitta della rinuncia. Poi, come una barbona, si ritrovava a frugare i rimasugli di una vita solo parzialmente abbozzata. I dolcetti erano quasi finiti. Avrebbe dovuto farsi forza, inforcare un paio di lenti scure e andare alla pasticceria all’angolo. Di solito ci andava all’orario di apertura, quando era certa di non incrociare molta gente.

Sez. Favole - Tema: E vissero per sempre ...


Avrei dovuto immaginare che una madrina sciroccata che spunta fuori dopo tutti questi anni non poteva contarmela giusta. Posso realizzare il tuo desiderio più grande” disse “l’ho promesso alla tua povera mamma”.
È vero, io avrei ucciso pur di andare a quel ballo vestita decentemente. Volevo con tutta me stessa sentire frusciare la seta, vedermi bella, farmi corteggiare, ballare senza un pensiero per tutta la notte. E così quando ormai ero così disperata da parlare con topi e passerotti è spuntata fuori questa vecchietta con l’Alzeihmer che mi ha promesso di realizzare i miei desideri. In quel momento la clausola della mezzanotte è sembrata accettabile rispetto alla possibilità di poterci essere anche solo per un poco, di staccarmi dalla noia del mio quotidiano. Perciò ho accettato con gioia il suo dono.
Infatti la serata è stata indimenticabile: musica, fiori, il salone pieno di luci. Avevo gli occhi così ubriachi di bellezza che mi sentivo la testa girare. E poi quando sembrava che non sarei più riuscita a sopportare altro è apparso lui: alto, elegante, squisito nei modi, garbato nella parola, leggero nella danza. Mai avrei immaginato che ci si potesse sentire così.



lunedì 12 marzo 2012

Sez. Favole - Tema: Rosa Balistreri

Infame terra di gente infame e traditrice è la Sicilia che incarcerò l’innocente come ladra, e non perché avesse rubato di sua volontà, ma perché nei guai e pregna Rosa si venne a trovare.
La fame no che non la puoi fermare, non è fiamma di fuoco che gli butti di sopra un cato di acqua; il sonno ferma i debiti e le cambiali ma la fame morde le budella a strazzi: vuole un pezzo di pane, pure che è  duro.
Così fu che Rosa di carcere se ne andò a fare sei mesi, che per lei ci colpa il figlio ingannatore del padrone dove era finita a fare i servizi da cameriera: lui la vide in vestaglietta calata che puliva sotto il letto e gli venne il prurito dei cinque minuti. E in cinque minuti sì che fece danno, la mise incinta e ora chi se lo accolla?
Te lo dico io – le disse lui – si può rubare, rubagli i soldi a mio padre dal cassettone che ce l’ha pieno pieno. Li dividiamo un poco io e un poco tu, che tu ci campi la tua creatura dopo che nasce.
Lei femmina cretina lo volle fare, perché a volte i soldi sanno aggiustare le situazioni: lui le fece rubare i soldi dal cassettone, e lei finì in carcere a pane duro.
Uscita dalla cella Rosa andò a fare la sagrestana per un prete buono che le mise a disposizione un sottoscala dove dormire, a lei e pure al fratello storto che aggiustava le scarpe per arrotondare. Solo che poi il prete buono ebbe il trasferimento e arrivò un prete nuovo che pareva onesto e troppo caro; presto Rosa scoprì  che con le mani armeggiava quando si trovò con la mano benedicente messa di sopra. Allora disse io da qui me ne devo andare, questa è terra dove i primi infami sono i parrini - disse così mentre si pigliava i soldi della carità, che li prese per pagarsi il biglietto alla stazione.


Tema: Il Signor Punto


Salve. Mi presento. Mi chiamo signor Punto. Lo so...lo so...d’impulso la prima cosa che ti viene in mente è una macchiolina sferica che compare alla fine di un periodo. Ecco. Si, proprio lì. In basso a destra. Me ne rendo conto, e dalla notte dei tempi che mi rappresentano in questa maniera. Toh...vedi?! Eccone un altro.
Posso anche apparire su di una “i”, ma è una casta familiare poco nobile.
A questo punto preferisco di gran lunga un bel punto esclamativo, molto più virile! O meglio ancora un sensuale punto interrogativo dalle rotondità sexy... o essere sospeso in una frase in attesa di qualcosa che accada... che sta per succedere?... Sospeso in un luogo incantato. Un punto sospensivo nell’universo grammaticale.
Ma alcuni pensano anche che il punto, in sè, rappresenti una figura geometrica; perché come si sa, una figura è un insieme non vuoto di punti..
Si, ok...daccordo. Posso essere una forma grafica sferica, ma per te sono molto, ma molto di più. Prova a pensarci un attimo.
Faccio parte di te da quando sei al mondo.
Da quando tua madre e tuo padre trovarono un punto d’unione e cominciarono ad amarsi.
Apristi gli occhi al mondo ed io c’ero. Il primo punto fermo nella loro storia d’amore.
Ti ho vista crescere e fare i primi passi. Ti ho dato coraggio donandoti il tuo primo punto di riferimento. I tuoi amati genitori. Ti ho vista entusiasta e con quella  luce negli occhi che solo un punto di partenza può regalarti.
Sei caduta inciampando nei tuoi errori, hai accusato qualche punto d’arresto, ma ti sei rialzata più forte di prima.
E’ stato bello vederti orgogliosa conquistare i tuoi obiettivi arrivando ad un punto d’arrivo. Sei cresciuta diventando donna. Si lo so...ti sei arrabbiata quando sul tuo bel viso hai scorto qualche punto nero. Vabbè...l’hai eliminato prontamente da quella estetista sadica! Ci hai acceso un piccolo mutuo, ma nulla di più!
Con determinazione hai voltato spesso pagina. In quel preciso istante ti ho dato la forza e l’ostinazione di un bel punto a capo.
Ma la gioia che ti esplodeva in petto mentre mettevi al collo quel brillante punto luce, che il tuo primo ragazzo follemente innamorato, ti donò quella magica notte d’amore? Potrai mai dimenticarlo?

Sez. Favole - Tema: Placida terra.


Uscì quella mattina che sentiva ancora il sapore di caffè nella bocca e si leccava le labbra ancora calde della tazzina. E si aggiustò i baffi prima di tirare la sigaretta mattutina. Di lavoro ancora ce n’era e non poteva fermarsi. Certo due orette ancora poteva dormire ma c’era abituato lui a dormire poco. Tutte le aveva passate e la cicatrice sul braccio glielo ricordava ancora. Liberare le terre da quei crucchi bastardi non era stata una passeggiata. E non si fermava perché da liberare c’era ancora la sua di terra. Quella che calpestava sotto coi suoi piedi, che gliela avevano rubata a lui e alla sua gente. I Borboni furono, lui lo sapeva. E quella femmina nera, la draga, valeva più di tutti gli eserciti crucchi che poteva immaginare. Una mano che gli stringeva la gola era quello che sentiva ogni santissimo giorno della sua vita. La terra doveva essere coltivata, strappata di mano a quella femmina nera, nata perché lo Stato laggiù non c’era ancora stato e se c’era stato era per starsene con quella femmina nera, la draga. Neanche i colpi di mitra erano serviti per farlo calmare, con quei morti innocenti in quella vallata la prima mattina di maggio. Camminava ancora a testa alta attraversando la piazza e sputando ai piedi di quelli seduti alla villa. Quella villa, rideva solo quando ci pensava, sulle inferriate lo aveva appeso e lui di tutta risposta si presentò alla manifestazione e a colpi di mitra ne fece fuori un poco. Non propriamente lui che le mani non se le macchiava, aveva i suoi scagnozzi lui. Così imparava la lezione. Ma lui duro era, i crucchi li aveva cacciati e quella femmina nera, la draga,  pure se ne doveva andare. Se le terre erano abbandonate e nessuno le va a coltivare dovevano andare ai contadini. Con le zappe, mica coi fucili. Fame di pane c’era e non di potere. E sognava con la sua donna di vivere in una terra libera e di crescere tanti bambini in mezzo alle campagne che amavano. Tutti glielo dicevano di lasciare stare che tanto le cose non cambiano. Se li avesse ascoltati forse quei figli li avrebbe visti. Ma la femmina nera, la draga,  se lo mangiò una notte di primavera spuntando tre colpi nel buio tra le rocce. 

domenica 11 marzo 2012

sez. anatomia - tema: Cuore

Oh mio piccolo cuore, caro compagno, che batti e ci tieni in vita, stai sempre con noi, in cucina (a volte nel tegame, ottimo con cipolla e aceto), sulle nostre tavole (piatto piano, contorno di purè) e nei nostri letti: filo sottile ti collega e alla mente e all'anima e a quei luoghi bassi (dove non batte il sole). Posizione secondaria ti e' capitata...ahime'!
Lo sterno ti fa da scudo e provi gelosia, nascosto talvolta da un petto villoso in cerca di una sensuale tartaruga, altre volte da un davanzale sovrastato da un prosperoso seno che desta curiosita' e molteplici interrogativi circa la sua misura. Mai nessuno che si occupi di te, nessuno che si interroghi sul numero delle tue frequenze cardiache, ne' una lode a Leonardo che rappresento' la tua anatomia. I tuoi battiti da uno stetoscopio sono monitorati: quando sono lenti sembra che tremi, poi le tue frequenze accellerano - ci sono attimi dove corre il rischio di scoppiare, altri in cui sembra voglia schizzare dalla cassa toracica.
"Cuore matto" mentre abbracci la persona amata fino a sentirti male,"cuore muto" quando ti commuovi, tremi di freddo e di paura - il dolore ti indurisce.
Se vai in defibrillazione fai correre tutti:"presto...lo stiamo perdendo...piu' veloci!"
I medici cercano di ascoltare ogni tua anomalia, aritmia o tachicardia, collegandoti ad una macchina, analizzano il tuo miocardio, ventricolo destro, ventricolo sinistro, ma tu sei forte, perfino in coma spesso resisti.


venerdì 9 marzo 2012

Sez. Favole - Tema: "La vendetta"

Cercava qualche cosa nel buio del fetido corridoio, appena illuminato dall’innaturale luminescenza della strana muffa verdastra che proliferava sul soffitto; un gutturale “Ah!” palesò che era riuscito nel suo intento, aveva trovato la piccola leva, la spinse in basso ed una porzione di muro ruotò su sé stessa con un lugubre lamento. Si ritrovò a dover passare in una stretta apertura celata dietro ad un camino, lo stesso dove aveva attizzato tante volte il fuoco ignorando beatamente che potesse celare un qualche segreto. Le cortine dell’enorme letto a baldacchino che troneggiava nella stanza erano chiuse, tuttavia una voce assonnata biascicò una parola, quasi un richiamo, o forse l’espressione di un desiderio: “Bluette…”. Si avvicinò cautamente, scostò un telo di broccato rosso come il sangue e la vide: sotto le lenzuola candide e leggerissime i suoi piccoli e tondi seni erano evidentissimi, poteva intravedere le punte violacee dei capezzoli, e intuiva i generosi fianchi e le cosce eburnee; la donna indossava solo una pesante e troppo chiassosa collana d’oro con incastonati dei pezzi di cristallo tagliati a marquise. Si perse a guardarla, incantato per un istante di troppo mentre sapeva che avrebbe dovuto essere altrove per non rischiare la sua vita, e non solo la sua. Forse Bianca non dormiva, o forse furono i respiri affannosi che invadevano l’alcova a svegliarla. Balbettò qualcosa: “Ah… sei qui tesoro, avevo tanta paura…”.
“È per questo che ci hai traditi?”
“Azzurro è un demonio, e Grimilde non mi dà requie, dovevo farlo… ti prego, credimi” il tono di lei era implorante come quello di un cucciolo che chiede una carezza.
“Non vedo perché dovrei, Bianca”
“Portami via da qui, mio piccolo gnomo…”
Fu una parola sbagliata.
Piccole mani si strinsero sulla catena d’oro e la torsero una, due, tre volte finché lei non smise di provare a schiaffeggiare il suo viso inutilmente, mentre altre piccole mani le immobilizzavano il corpo e le chiudevano la bocca e il naso. Brontolo pianse lasciando la catena, poi si diresse anche lui  verso il luogo dove sapeva che l’avrebbero trovato. 


Tema: Contorno occhi




Dal bagno turchese un urlo spezzo’ la mia Soap preferita : “ Mi porti il contorno occhi , è nel frigo sul ripiano in alto a destra”.
Dividevo il mio appartamento con un paio di tende IKEA da far impazzire i camaleonti e un’ amica con la “F” di femmina maiuscola da far impazzire i maschi. Andai nel frigo e trovai il contorno occhi in alto tra la confezione di dadi vegetali e le uova.
“ Tu non sei mica a posto” Le dissi aprendo la porta del bagno, ” Le persone normali in frigo ci tengono la frutta e il gorgonzola “ .
 “Solo tu non sai che che il contorno occhi se sta in frigo è 10 volte piu’ efficace sulle zampe di gallina di qualsiasi lifting “
Chiusi la porta sulla cazzata appena pronunciata e tornai sul divano, giusto in tempo per vedere Ridge e Taylor baciarsi mentre Brooke li osservava nascosta dietro la porta e la sigla finale.
Una vita difficile la mia con quella Topolona. Ogni 3x2 bip bip riceveva messaggi di invito per l’aperitivo la cena o l’inaugurazione . Sul mio cellulare i bip bip erano quelli del supermercato che faceva gli sconti sulla fesa di tacchino.
“Stasera “ceretta” tira fuori le strisce che togliamo i baffetti e i superflui sui polpacci ”
 Ecco, la serata piu’ brutta del mese era arrivata anche questa volta. In Estate cadeva inesorabilmente ogni 20 – 25 giorni dall’ultima luna piena . Durante ’inverno riuscivo a tirarla per le lunghe, anche 40 giorni, grazie all’ uso indiscriminato di calze coprenti 90 denari modello Kessler.
Avevo il magone, sapevo che mentre strappava sarebbe arrivata la fatidica domanda sul vestito che avrei indossato al matrimonio della mia amica che sarebbe caduto di li a poco. Un matrimonio chicchissimo e noiosissimo: uomini in tight e donne vestite di bava di bruco firmata. 

mercoledì 7 marzo 2012

Cari alunni...

Cari,
tra le pagine da oggi troverete una nuova sezione che ho chiamato "Esercizi letterari: Le Favole". All'interno di questa sezione pubblichiamo degli elaborati sotto forma di favola: rivista, riscritta, riproposta, reinventata, destrutturata. Partite da un episodio reale o di fantasia e in un massimo di 30/40 righe pubblicate il vostro "lavoro" come post. In questa sezione, attraverso i commenti, si potrà esprimere il proprio parere, in modo costruttivo. Una critica che serva a chi ha pubblicato e a chi commenta per migliorarsi. Proviamoci. Ricordando sempre che la passione che ci lega è l'amore per la scrittura! Buon lavoro

La vostra maestra che vi vuole tanto bene.

martedì 6 marzo 2012

Tema: la zia Jolanda


Ognuno di noi ha due nonne, che le abbia conosciute o no; io non faccio eccezione: c’era mia nonna materna, Elda, che era una specie di Nonna Papera trapiantata in Veneto. E c’era la nonna paterna, Elisa detta Lisa, una stronza tremenda, arrogante, egoista e talmente cattiva da poter avvelenare ogni genere di vipera o scorpione si fosse sognato di farne la sua vittima.

Non ricordo in quale anno fosse nata mia nonna Lisa, so solo che faceva parte di una più che cospicua nidiata di ventidue fratelli di un famiglia contadina: tutti letteralmente scodellati nell’arco dei ventisei anni di un infelice matrimonio da una donnina di nome Filomena (ma chiamata Figenia al paesello), la quale siora Figenia inanellò anche quattro aborti in questo rosario di cucciolate, delle quali nessuna mai fu oggetto di un parto gemellare; data la sua corporatura esile, sul genere di Edith Piaf, la bisavola ebbe la fortuna di rimanere vedova presto, per lo meno dal punto di vista dell’intimità; per quello che riguarda il fattore economico, invece, fu quasi un disastro riuscire ad allevare ventidue figli per una vedova, nonostante le belle parole e le medaglie ricevute dal Fascio in quanto madre prolifica: cioè la Figenia da fattoressa divenne ufficialmente fattrice. Il risultato della penuria della pecunia fu che quasi tutti i figlioli maschi emigrarono non appena ebbero l’età per allacciarsi le scarpe da soli e legarsi una valigia di cartone con lo spago: i miei prozii invasero Germania, Francia, Venezuela, Argentina e e un po’ anche l’Italia; molti di loro figliarono, sebbene non copiosamente come la madre. Fu una genia di avventurieri, avventurosi, lavoratori indefessi ma anche di folli, ladri e puttanoni da sbarco.

Tema: L'importanza dei cardini per Virginia Woolf

Bisogna oleare i cardini, cigolano! – o forse avevano detto strepitano? e poi, chi era stato a dirlo? Leo ieri mattina a colazione, sì, mentre si ostinava a rompere delle noci con le mani (lei distratta – Lady Ramsey mi distrugge, vorrei un’ombra che tarli il suo sguardo mentre i suoi occhi si perdono nel mare) o, forse, era stata Vanessa a lamentare che quelle cerniere così asciutte avrebbero fatto fallire persino il piano di un ladro astuto: ruberebbe mai le bozze del tuo romanzo? Chissà che una firma maschile non possa finalmente mettere d’accordo tutti!
Tanto sciocca Nessa – no, si diverte alle mie spalle -, eppure tanto cara se non che potrebbe avere ragione ma la sfida è questa, e poi (lo sottoscriverei mille e più di mille volte ancora) un uomo finisce per tessere grandi orditi, enormi solo a distanza – tele indiane in cui un filo grezzo interrompe la corsa dell’occhio.
Leo, che orrore! Come mai la porta del mio studiolo è muta?
Signora Woolf, il signor Leonard non c'è, stamattina Charlie ha ingrassato le giunture, è stato il signor Leonard a incaricarlo, che a volte ci vuole, ha detto il signor Leonard – dice Lottie alle prese con la biancheria da riporre.
Che poi Lottie è scesa giù in cucina – Nelly a sventrare una tacchinella che la signora vuole per pranzo -: hai sentito la signora urlare? Non voleva che le si ingrassassero i cardini! Era furibonda, ha detto persino che il cigolio per lei è canto di uccelli, ha nominato chissà quale maledetto pennuto paradisiaco che vive tra i boschi, io a far finta di niente, lei allora mi ha detto Lottie, sei una imbecille, sparisci dalla mia vista. Poi si è seduta, ha maledetto suo marito dieci volte e quindi ha preso un foglio bianco e si è messa a scrivere. Ora pare calma, provvidenza di dio.

Accompagnato dal cigolio dei cardini e dallo stridore dei chiavistelli, dai tonfi e dagli sbatacchiamenti di panelli di legno rigonfi di umidità, pareva si stesse svolgendo un parto rugginoso….. (Gita al faro)

GD

lunedì 5 marzo 2012

Tema: Serpenti

 foto: Saettone, 
con pupille tonde e coda lunga è animale innocuo





Vento fortissimo,
il solo riparo era la parete,
seguirne le linee, adagiarsi,
diventarne il profilo.
Vidi una piccola cengia
a pochi metri.
Era il terzo tiro di corda
e avevo sprecato energie,
mi serviva il punto di riposo.
La stanchezza chiude la mente,
rallenta i riflessi.
Non era un passaggio
complesso, ma era esposto nel vuoto.
Avevo tutti i cento metri di parete
vomitati sotto le scarpe.
Recuperai un po' di corda.
Nel mentre che
apparve
lui.
Aveva la testa verde e corpo scuro.
Sostava su un bel' appiglio che non
avevo notato.
Seguivo la sua coda, potevo sfiorarlo.
Mi guidava lungo la parete,
era sempre un passo avanti a me.
Salivo e lui
si fermava, saliva lui e io mi fermavo.
Due occhi neri splendidi.
Il cobra in Nepal, le vipere
in montagna,
i biscioni da torrente.
I serpenti della mia vita son sempre
stati guide.
Indicavano un pericolo, ma anche
il giusto sentiero.
Sono puro istinto, puoi capirli
per pochi secondi, quando
la tua mente
ricorda di essere il mondo,
esserne un tassello
inscindibile e dimentica l' arroganza
della ragione.
Riposavo sulla cengia, avrei voluto salutare
la mia guida, ma era sparita.
Alla natura non serve il tuo grazie,
si accontenta del rispetto.
Non devi temerla,
devi solo ricordarti
che ne sei parte.

Ella Bix

Tema : Cozza


C’era una volta
e adesso non c’e’ piu’
una cozza a pallini blu

a cui piaceva cazzeggiare
tra gli scogli in mezzo al mare
Una mattina d’agosto
tra le pietre che andavano arrosto
passo’ un bel coccodrillo
dallo sguardo fosco fosco.
La cozza stregata
si stacco’ dallo scoglio
e si mise ad urlare:
LO VOGLIO LO VOGLIO!!
il coccodrillo choccato
fece un sorriso sciroccato
e dopo qualche giorno
non fece ritorno
dalla cozza dello scoglio
che per il dispiacere
decise di affogare
in un mare di petrolio..
a.w.

domenica 4 marzo 2012

Sez. Anatomia - Tema: Maestra, si può dire Culo?



I maschi disegnati sui metro, confondono le linee di Miro”…

Questo verso della canzone “I Maschi” di Gianna Nannini, l’ho sempre trovato geniale: la perfetta sintesi dell’atteggiamento che spesso in molti assumiamo per giustificare ad esempio la pornografia, dimenticando molto dell’aspetto ludico e liberatorio di un graffito infantilmente osceno.
Ovunque, specie sui muri di città, tutti i giorni vediamo disegni abbozzati dell’organo genitale maschile, segni, scrostati magari dal tempo, di un’autoaffermazione, di uno scherzo, perché no, di una voglia.
Forme e dimensioni spesso irreali, proprio come le linee di qualche artista moderno, che per un mattino catturano la nostra attenzione, i sorrisi maliziosi di ragazzine in gruppo i cui pensieri ancora spaventano coetanei intenti spesso solo ad accertarsi di averlo ancora tra le gambe, con un tocco a volte lieve, furtivo, ma di potente richiamo.
“L’amore è cieco e il suo bastone è color rosa…”
E il culo?
Non mi vergogno nel dichiarare tutto il mio amore a quella parte del corpo maschile che secondo me ha in assoluto il potere più ipnotico, ammaliatore, spesso inconsapevole.
Il culo ha carattere, un misto di forza e tenerezza allo stesso tempo che non solo mi mette voglia di affondare famelica i denti, ma di consumare la mano in carezze.

Tema: La rana


Mi guardava muta dagli scaffali impolverati. Brillava di un verde intenso tra i libri di latino e quelli di greco. Era una rana luccicante e sorridente che avevano regalato a mia madre per il suo compleanno. Ricordo che fu molto contenta di ricevere quel dono. Dopo avere scartato il pacchetto, emise una serie di mugolii e gridolini per la soddisfazione. Le spiegarono come funzionava: aveva le pile ed emetteva un ronzio assai monotono. Poi i grandi incominciarono a strofinarsela sul corpo a vicenda e non la smettevano più. In seguito, cadde nell’oblio.
Era lì da mesi e aveva accumulato una discreta patina di polvere. Una sera d’inverno, mia madre tornò a casa lamentandosi di mille acciacchi e dolori. Era piegata in due dal mal di schiena. Si stese sul divano e mi pregò di prendere la rana. Mi dovetti alzare sulla punta dei piedi per afferrarla. Quasi mi cadde sulla testa. 
«Ora vieni qua e siediti accanto a me» mi ordinò. Io mi tolsi le pantofole e mi accomodai al suo fianco. Si lamentava di continuo e non trovava pace. Le consegnai la rana. 
«Ecco, vedi? Si accende così. . . vediamo se le batterie funzionano ancora. . . voilà!» Un sorriso le illuminò il viso. La rana cominciò a gracidare: «Graaa-graaa-graaa.  . .  » mentre la io fissavo inebetita. 
«Yes! Funziona ancora, per fortuna!» disse, sollevandola in aria come un trofeo. «Ora, guardala bene. Vedi? Le sue zampine vibrano. Ora te la faccio sentire». Mi appoggiò la rana sul braccio e subito avvertii un senso di prurito, quasi solletico. D’istinto ritrassi la mano come se mi avesse fatto male. Mia madre mi guardò perplessa.